ChernobylIl disastro nucleare di Chernobyl non è ancora passato alla storia ma torna attuale in un 2020 in cui si sono scoperte parecchie cose. Ad oltre 34 anni di distanza le macerie della zona posta al confine tra Ucraina e Bielorussia portano a galla alcune informazioni importanti con novità che nessuno si aspettava. Ecco che cosa è stato scoperto.

 

Chernobyl: salvi per il rotto della cuffia, ecco l’ultima novità

Cladosporium sphaerospermum è il nome di un fungo per merito del quale abbiamo ancora il privilegio di respirare aria pulita e non contaminata per effetto delle devastanti radiazioni sfociate fino al centro Europa nel 1986. Scoperto dagli scienziati rappresenta una componente microbiologica unica nel suo genere. Le sue proprietà non sono rinvenibili in nessun altro essere vivente conosciuto in natura.

La sua conformazione chimico-fisica gli consente di auto-ripararsi ed auto-rigenerarsi anche in condizioni naturali estreme. Tanto potente da essere al momento usato sulla stazione spaziale ISS quale rimedio contro le degenerazioni causate dall’esposizione agli agenti ionizzanti.

Secondo gli esperti è in grado di assorbire il 98% delle radiazioni. Lo si potrebbe usare su creare vita su Marte visto che appena 21 centimetri di questo fungo pare siano sufficienti per assorbire gli agenti contaminanti generati dal suolo in un intero anno solare. Se ne è parlato addirittura sul  New Scientist dove si spiega:

“È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale. Potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”.

Clay Wang dell’Università della California del Sud ha concluso confermando che:

“I progressi nell’uso dei poteri dei funghi per scopi medicinali sono stati graduali, ma sono stati potenziati negli ultimi anni da uno studio in corso che ne ha visto inviare campioni nello spazio. Coltivandolo nella Stazione Spaziale Internazionale, dove il livello di radiazione è aumentato rispetto a quello sulla Terra”.