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Il lato oscuro della carta d’identità elettronica, ecco i rischi nell’uso

La carta di identità è senza ombra di dubbio il documento più importante di un cittadino, dal momento che è necessario da un punto di vista legale e anche per spostarsi all’interno della Comunità Europea.

Di norma la carta di identità è sempre stata distribuita in formato cartaceo, una tessera a doppia pagina con presenti stampati a bordo i dati anagrafici con foto per riconoscimento, utile e funzionale ma, con un difetto fatale, la natura stessa della carta infatti la rende molto sensibile agli agenti usuranti che la portano a una costante decadenza nonostante la innumerevoli protezioni in plastica adoperabili.

A fronte di tutto ciò negli ultimi anni quindi, abbiamo assistito ad un graduale passaggio dal formato cartaceo a quello elettronico, costituito da un’unica tessera in materiale plastico, di certo più resistente oltre che al passo coi tempi.

Il passaggio a questo nuovo formato avviene o in modo automatico all’atto di rinnovo di una carta di identità scaduta, o su prenotazione di un appuntamento in comune con l’apposito scopo di effettuare cambio di formato, procedura un po’ più ostica da eseguire a causa dei tempi di attesa.

I rischi legati alla privacy

In molti però hanno espresso dei dubbi relativi alla sicurezza della nuova tipologia di carta di identità, dubbi legati principalmente alla privacy dei dati degli utenti che effettuano il passaggio, il quale può avvenire solo tramite registrazione dell’impronta digitale e che una volta avvenuto consente di svolgere tutte le attività a valore legale tipici di una carta d’identità.

Ciò nonostante bisogna sottolineare che tali paure sono infondate, dal momento che dichiarazioni ufficiali attestano come il formato digitale sia stato sviluppato seguendo gli standard di sicurezza ICAO MRTD, ed infatti esso può essere usato come token per SPLID L3 e/o nella sottoscrizione di un contratto vincolante.

In più tutti i dati personali sono immagazzinati e protetti in server super sicuri all’interno della banca centrale, non c’è dunque nulla di cui preoccuparsi.

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Pubblicato da
Eduardo Bleve