rimborso viaggio CoronavirusIl Coronavirus ha creato parecchi disagi a livello sociale, economico e lavorativo. Parecchie persone sono state bloccate ai gate degli aeroporti mentre tanti pacchetti turistici hanno perso di validità dopo il dilagare della pandemia. In merito alla gestione dei contenziosi tra passeggeri ed agenzie c’è poco spazio per l’interpretazione. Tutto passa per il nuovo comma che rischia di creare pretesti per azioni legali. Scopriamo cosa ne pensano gli avvocati.

 

Rimborso viaggi dopo il Coronavirus: ecco il nuovo comma e l’aspetto legale

Il comma 12 dell’Articolo 88 bis è stato inserito nel Decreto Cura Italia e cita la possibilità di ottenere il rimborso viaggi per Coronavirus o in alternativa un pacchetto di valore uguale o superiore a quanto già pagato. La frase recita:

“L’emissione dei voucher assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario”.

Un punto su cui esperti, agenzie di viaggio e tour operator tornano a discutere. Secondo l’avvocato Carmelo Neri – attivo presso lo studio Hublex – la conversione riconosce al consumatore il diritto al rimborso delle spese già versate. Diritto il cui termine di validità è stato prorogato dagli iniziali 15 giorni agli attuali 60 giorni come sancito dalla nuova normativa. Secondo l’esperto:

“A mio avviso il comma 12 fa riferimento soltanto ai casi in cui vi sia un’inerzia da parte del viaggiatore, cioè quando dopo l’annullamento questi non manifesta alcuna preferenza per recuperare le somme già spese. Non si può pensare che il comma 12 azzeri di fatto tutto quanto è previsto nei commi precedenti, dal primo al settimo, cioè che il cittadino ha diritto a chiedere il rimborso e non a vedersi imporre un voucher“.

Il Dott. Neri conclude dicendo:

“Il consiglio, per evitare problemi è quello di chiedere subito il rimborso dopo l’annullamento del viaggio con una raccomandata con ricevuta di ritorno o una pec”.

 

Il parere delle agenzie e dei tour operator

L’associazione dei tour operatore ASTOI ha ritenuto la conversione legislativa positivamente potendo decidere con quale modalità procedere al rimborso senza interpellare il consumatore. Di fatto è data facoltà di imporre i propri voucher. Secondo il Presidente di Fiavet Sicilia, Giuseppe Ciminnisi la questione è assai complessa e dice:

“Nessuno vuole ridurre i diritti dei viaggiatori ma le agenzie di viaggi stanno vivendo una fase drammatica. Se i fornitori, cioè compagnie aeree e alberghi, per esempio, rimborsano le agenzie con dei voucher, noi non possiamo rimborsare i viaggiatori con dei contanti perché non abbiamo liquidità“.

Sembra un dettaglio eppure la Legge sembra non averne tenuto conto. Da settimane si chiede un confronto con il Governo per affrontare il problema ed ottenere una soluzione accettabile per tutti. Servirebbero norme europee e non solo nazionale per uniformare le procedure.

Le compagnie stanno imponendo i propri voucher anche per viaggi costosi come crociere e voli intercontinentali. Ai clienti che hanno richiesto una crociera da 1.500 – 2.000 euro potrebbe essere imposto un voucher da 5.000 – 6.000 euro da utilizzare entro 12 mesi. Nessuno, ad ogni modo, garantisce che entro un anno tutto si possa risolvere. C’è chi parla di veto alla libera circolazione intercontinentale fino alla prossima primavera.

Nel caso precedente il cittadino dovrebbe poter avere accesso al rimborso anziché al voucher. Secondo l’accusa pare vi siano tutti i presupposti per una causa legale.

Analoga situazione per le gite scolastiche che hanno visto la compartecipazione di massa delle famiglie rivoltesi a Federconsumatori Palermo. L’ipotesi del voucher potrebbe essere ben accolta dai ragazzi che tra un altro anno saranno frequentatori dei corsi per le classi intermedie. Ma chi termina l’iter di studi? Come potrà sfruttare il voucher?  Evidentemente non è possibile applicare questo modello agli studenti delle terze classi che si accingono a conclusione del proprio percorso di studi. La situazione è controversa su molti fronti con parecchi nodi che restano da sciogliersi.