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Sono passati quasi due anni da quel 29 ottobre 2018, giorno nel quale il primo di due Boeing 737 Max precipitò pochi minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Giacarta. Qualche mese più tardi, più precisamente il 10 marzo 2019 un secondo volo precipitò nei pressi di Addis Abeba portando con se 157 vittime innocenti. Un bilancio di 357 morti, le cui famiglie cercano ancora oggi una risposta.

Nonostante i rigorosi controlli e la decisione di sospendere la produzione presa a dicembre dello scorso anno, ancora oggi il mistero non è stato completamente risolto. Tuttavia pochi giorni fa sarebbero state trovate una serie di risposte che potrebbero nuovamente infiammare il dibattito su questa inchiesta ad alta quota.

Boeing 737 Max: il sistema MCAS non è l’unico responsabile dei due incidenti

Fin dall’inizio delle indagini il colpevole si era sempre ricercato nel sistema MCAS. Secondo i recenti sviluppi però i due Boeing 737 Max sarebbero stati equipaggiati con un hardware inadeguato e processori vecchi di oltre 20 anni. Questo aspetto potrebbe ovviamente aver influito in primis sul controllo manuale del velivolo, fino a sfociare nelle complicanze che hanno generato i due incidenti.

Nonostante le conferme del problema software legato al sistema anti-stallo, sembrerebbe che l’hardware non recentissimo avrebbe influito sull’elaborazione, peggiorando la terribile situazione. Boeing durante la fase di progettazione del 737 Max decise di impiegare il computer FCC-730 di Collins Aerospace che opera mediante due processori a 16 bit single core.

Questi pur operando in maniera separata evitando possibili blocchi hanno una potenza di calcolo inferiore a quella di un Nintendo 64 presentato il medesimo anno. Quest’ultimo vanta infatti un processore a 64 bit, quindi decisamente più avanzato e performante.

Una serie di errori evitabili che causò i due tragici incidenti

Il colosso americano, reduce dell’esperienza positiva su 737 Next Gen ha quindi deciso di impiegare lo stesso modello di computer anche sul Max, mettendo in pericolo i voli di mezzo mondo. Ancora una volta si conferma l’ipotesi di un rilascio frettoloso a tappare la falla causata dall’uscita della controparte di Airbus, A320Neo. Nel 2016, anno di progettazione del 737 Max si potevano senz’altro trovare soluzioni più all’avanguardia per rispondere alle nuove esigenze di calcolo. Quest’ultime in parte causate anche dai moltissimi errori di progettazione.

L’introduzione di due nuovi propulsori per aumentare il range operativo riducendo i costi avevano infatti introdotto criticità non trascurabili. La loro dimensione e peso maggiore avevo infatti reso necessario un adattamento sul bordo d’attacco dell’ala, modificando l’aerodinamicità. Questo avrebbe reso necessaria una modifica delle superfici, ma Boeing decise di agire a livello software per tappare la falla.

Da qui nasce il Maneuvering Characteristics Augmentation System (MCAS), necessario alla correzione di assetto di volo in determinate condizioni. Inoltre una seconda causa dei due incidenti è da imputare ad una scarsa preparazione dei piloti. Non sapremo mai se i due incidenti si sarebbero potuti evitare, quel che è certo che le scelte del produttore americano hanno senz’altro contribuito al loro verificarsi.