blank

Come ben sappiamo, uno dei maggiori mali che affliggono la nostra è epoca sono i tumori, i quali molto spesso non sono intrinsecamente letali, bensì lo diventano a causa di una tardiva diagnosi, dovuta principalmente al fatto che spesso i sintomi sono aspecifici e quando diventano più importanti è già abbastanza tardi.

Da qui si evince come una diagnosi precoce sia essenziale per avere una prognosi favorevole, non a caso molti ricercatori sono all’opera per elaborare metodiche diagnostiche sempre più precise, rapide ed efficaci.

Proprio da questa nasce l’idea di usare il grafene stropicciato all’interno dei biosensori per la ricerca del DNA tumorale, una scoperta che apre a molteplici scenari.

Sensori a grafene stropicciato

L’uso del grafene all’interno dei biosensori è una cosa già presente da molti anni, solo che gli attuali sensori adoperano il grafene classico che noi tutti conosciamo, il quale richiede grandi quantità di materiale organico per la rilevazione.

I ricercatori dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign hanno scoperto che adoperare il grafene stropicciato all’interno dei sensori, li rende estremamente più sensibili al DNA.

Questa scoperta apre ad innumerevoli possibilità nel campo delle diagnosi rapide, lo studio ha visto il pubblico sulla rivista Nature Communications.

Il ragionamento alla base di questa metodica si basa sul fatto che, determinate sequenze di DNA, nel cancro sono amplificate e sovraespresse, solo che, invece di sequenziare il patrimonio genetico, è molto più semplice ricercare direttamente queste determinate sequenze amplificate.

Dal momento che i normali sensori, necessitano che il DNA da rivelare vada incontro ad amplificazione molte volte all’interno della provetta per diventare rilevabile, i ricercatori hanno ragionato in modo speculare, pensando perciò di aumentare la sensibilità del sensore attraverso l’uso del grafene stropicciato.

Il grafene stropicciato mostra una maggiore sensibilità poichè gli avvallamenti che si creano, generano degli spot elettrici in grado di catturare ionicamente anche piccole molecole di DNA, ovviamente con una efficienza decisamente maggiore rispetto al grafene classico.

La scoperta è senza dubbio di grande livello, poichè aumentare drasticamente la velocità di diagnosi, renderebbe la prognosi favorevole in modo direttamente proporzionale.

Non rimane dunque che attendere gli sviluppi e vedere come questa nuova metodica verrà implementata nella lotta ad uno dei mali più devastanti della nostra epoca.