smartphone spiati per il coronavirus

Secondo alcuni esperti di sicurezza digitale, il Governo potrebbe prendere in considerazione l’idea di controllare gli spostamenti della popolazione attraverso gli smartphone. Una misura sicuramente utile per monitorare la diffusione del virus tra i cittadini ma che viola pesantemente la privacy. Tuttavia in Italia c’è chi ha mosso l’ipotesi per capire come sia diffuso il coronavirus dalle zone rosse del Nord Italia fino al Sud.

L’ipotesi di spiare la popolazione tramite gli smartphone prende corpo laddove i numeri dell’emergenza sono sempre più preoccupanti e molte persone stanno lasciando le zone rosse verso il Sud del paese. Se l’esodo fosse massivo si creerebbe una catena di trasmissione incontrollata che aumenterà i casi d’infetti e i deceduti.

 

Coronavirus: Smartphone spiati per controllare gli spostamenti

Monitorare i dispositivi di chi si è spostato da una parte all’altra dell’Italia potrebbe aiutare le autorità a fermare l’epidemia istituendo zone di quarantena anche al Sud. Ma è ovvio che la validità giuridico-costituzionale di un atto come questo non sarà mai soppesata con superficialità.

L’attuale normativa sulla privacy è in qualche modo interpretabile a favore di chi spinge per il monitoraggio, con l’art. 23 del Regolamento generale sulla protezione dei dati del 2016 che limiterebbe la libertà personale per ragioni di sicurezza.

E se l’emergenza coronavirus non rientra in queste ragioni saremmo pazzi a dirlo, ma il tutto non può essere avviato di fretta. Piuttosto, servirebbe uno strumento di garanzia che solo una una legge dello Stato può dare, prevedendo tutele rigorose della privacy se il consenso degli utenti non può essere espresso. L‘agenzia internazionale Reuters riporta che la Germania ha già aggiornato il GDPR con la possibilità di utilizzare i dati personali in caso di epidemie o catastrofi.

Chissà cosa succederà in Italia.