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La Commissione invita i propri dipendenti a non utilizzare WhatsApp

La Commissione Europea di Bruxelles ha recentemente raccomandato a tutti i propri dipendenti di non utilizzare applicazioni di messaggistica istantanea di proprietà del social network Facebook. Stiamo ovviamente parlando di WhatsApp e Messenger.

Al contrario, le istruzioni della Commissione hanno lodato le caratteristiche dell’applicazione Signal, sia in termini di sicurezza, confidenzialità e infine per la privacy. Tutto questo grazie al suo efficace sistema di crittografia open source. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

 

La Commissione Europea non vuole che i propri dipendenti utilizzino WhatApp e Messenger

Negli ultimi giorni la Commissione Europea ha letteralmente silurato il social network Facebook, invitando i propri dipendenti a non utilizzare WhatsApp e Messenger, ma sostituirle con Signal. Quest’ultimo infatti, sempre secondo la Commissione, offre una privacy migliore, grazie alla sicurezza che garantisce la crittografia open source. La notizia non riguarda molto il favore espresso verso Signal, ma lo sfavore indirizzato ad applicazioni di proprietà di Facebook.

Signal utilizza un sistema di encryption che permette di proteggere le comunicazioni end-to-end, garantendone l’inviolabilità dai terzi. Più precisamente, né Signal né terzi possono accedere ai contenuti scambiati tra gli utenti. Questo sistema è fatto proprio anche da Facebook per le proprie applicazioni. Allora quale sarebbe la differenza? apparentemente la Commissione non si fiderebbe troppo di Facebook, neanche se quest’ultimo possiede la miglior tecnologia per proteggere le comunicazioni dei propri utenti.

La Commissione ha parlato della posizione non neutrale da parte dell’azienda di Menlo Park in quanto monetizzatore di dati, sicuramente si sono riferiti ai vari incidenti in materia di privacy che ne hanno intaccato la reputazione. Ci aspettiamo quindi che la società americana sia già in opera per riparare i danni, vi terremo aggiornati nelle prossime settimane.

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Pubblicato da
Veronica Boschi