Che il colosso Boeing stesse vivendo un periodo di intensa crisi era ormai chiaro a tutti, il bisogno primario per l’azienda Americana, in questo momento, sarebbe il silenzio e la possibilità di lavorare in pace al Boeing 737 max che tanto ha fatto parlare di se e invece, il susseguirsi di eventi e clamorose novità, catapulta di nuovo il colosso dell’aerospazio alla ribalta delle cronache mondiali. L’AD di Boeing, Dennis Muilenburg, ha rassegnato le sue dimissioni e non guiderà più l’azienda in questo che è, senza ombra di dubbio, il periodo più buio nella storia del colosso Americano. In realtà, stando alle fonti del New York Times, Muilenburg sarebbe stato costretto alle dimissioni dal board direttivo, con una telefonata avvenuta la notte prima di Natale, precisamente nella tarda serata tra il 22 e il 23 Dicembre in cui, di fatto, è stato licenziato, nonostante il manager avesse più volte dichiarato di voler restare al vertice almeno fino a quando il Boeing 737 max sarebbe tornato a volare.

Cambio di leadership o richiesta di favori scomodi?

Ufficialmente, il CEO di Boeing, è stato licenziato per un normale e necessario cambio di leadership, non più rinviabile dopo i due incidenti in Indonesia (ottobre 2018) ed Etiopia (Marzo 2019), in cui persero la vita 346 persone. In realtà, stando sempre a fonti ufficiali del New York Times, a sancire la fine dell’epoca Muilenburg all’interno di Boeing è stato il pessimo approccio del manager con la FAA, l’ ente federale americano che avrebbe dovuto autorizzare il ritorno nei cieli di tutto il mondo del Boeing 737 max. In particolar modo, a pesare su Muilenburg, sono state le continue pressioni e la continua richiesta di favori nel velocizzare le autorizzazioni alla rimessa in volo dei propri velivoli, fermi a terra dal 12-13 marzo scorso. La perdita di un manager del calibro di Muilenburg e l’emorragia di ricavi, che dai giorni successivi agli incidenti ammontano a circa 4 miliardi di dollari a trimestre e l’interruzione della produzione di Boeing 737 max potrebbero sembrare un accanimento contro il colosso americano ma non è tutto. Il congresso degli Stati Uniti d’America sta invitando, da diverso tempo, Boeing a fornire la documentazione dettagliata in cui siano descritti i cambiamenti del sistema anti-stallo, colpevole negli incidenti in Indonesia ed Etiopia. Sempre secondo il New York Times sembrerebbe che le modifiche descritte e apportate al sistema anti-stallo dei Boeing 737 max, non siano del tutto convincenti e comunque non a tal punto da ricevere l’autorizzazione dalla FAA a tornare nei cieli già dai prossimi mesi. Gennaio sarà un mese determinante per l’azienda, a partire dal 13 gennaio, giorno in cui si insedierà il nuovo AD David Calhoun. Il nuovo manager ha dichiarato di credere fermamente nell’azienda e di iniziare, come primo obbiettivo, il recupero nei rapporti con la FAA, cercando di far tornare, quanto prima, l’azienda ai livelli antecedenti i disastri degli ultimi due anni.