L’estate è sempre un momento caldo nell’ambito fiscale per i privati. Ci si deve infatti attivare in compilazioni di modelli ISEE, consegna dei documenti per la dichiarazione dei redditi e tutta una trafila di operazioni burocratiche necessarie alla corretta profilazione agli occhi del Fisco.

Proprio negli scorsi mesi sono scattati in maniera più approfondita i controlli della Guardia di Finanza, che riguarderanno milioni di conti correnti dando prima precedenza a quelli dei maggiori istituti bancari e digradando via via verso le banche più piccole.

D’altra parte, in questi anni sarà più semplice sfuggire momentaneamente a sanzioni fiscali. Questo è dovuto ad una sostanziale interruzione di attività del Redditometro, il fiore all’occhiello dell’Agenzia delle Entrate.

Redditometro stop: perché non si usa più

Il cosiddetto Redditometro corrisponde ad uno strumento, adottato dalla Guardia di Finanza, per monitorare se quanto dichiarato fiscalmente dai cittadini corrisponde al vero. Infatti, l’algoritmo su cui è basato va ad effettuare un complesso confronto fra le entrate dichiarate e le uscite più importanti (acquisti di grosso peso come auto o case, finanziamenti, mutui), verificando che corrispondano. Laddove si ritrovasse tra i due una discrepanza superiore al 20%, interverrebbero accertamenti più approfonditi per poi eventualmente far scattare la sanzione.

Leggi anche:  Truffa via PEC: Agenzia delle Entrate nuovamente nel mirino dei criminali

Questo strumento, però, ha subito un forte stop nell’utilizzo a seguito dell’approvazione del Decreto Dignità, a dicembre 2018. In base alle novità normative introdotte dal decreto, infatti, il Redditometro si è rivelato obsoleto e non più adatto a valutare correttamente questi parametri.

Si spera dunque che possa essere redatto un nuovo algoritmo che vada a sostituire o integrare il precedente, per continuare a contrastare quella piaga economica e sociale che è l’evasione fiscale.