Tra la fine di Settembre ed i primi giorni del mese di Ottobre di due anni fa, una nube radioattiva di Rutenio-106 si è diffusa per l’Europa. E’ stata la prima dopo il terribile incidente di Chernobyl e che, nonostante la concentrazione di questo metallo nell’aria fosse considerata troppo bassa per rappresentare un reale rischio per la salute, ha comunque suscitato curiosità e interesse nello scoprire da dove derivasse.

Stando ad alcune ipotesi, l’incidente sarebbe avvenuto in un impianto nucleare situato in Russia, ma il Paese non ha mai né confermato né smentito le accuse. Motivo per il quale la stampa e la scienza stessa si sente ancora in dovere di adottare il condizionale. Nelle scorse settimane, però, è stata pubblicata una ricerca firmata da settanta esperti (tra cui gli esperti dell’ARPA della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia) che spiegherebbe le motivazioni alla base di una tale ipotesi.

Nube radioattiva in Europa, l’incidente sarebbe avvenuto in Russia

Il 2 Ottobre del 2017, alcuni tecnici dell’ARPA della Lombardia hanno rilevato livelli minimi di Rutenio-106 nell’aria. “Valori così bassi non rappresentano rischi immediati per la salute, ma vanno monitorati per capire se il fenomeno è destinato a scendere o è l’inizio di un evento più grave”, ha spiegato la responsabile del Centro Regionale Radioprotezione di ARPA Lombardia.

Dopo aver allertato il Ring of Five, la rete che collega i laboratori dei Paesi europei che effettuano misurazioni della radioattività nell’aria, si è scoperto che la presenza di Rutenio-106 era stato avvertita anche in altri Paesi, e in particolare che il livello di concentrazione di questo metallo era pari a 9 mBq/m3 a Praga e 13 mBq/m3 a Vienna, mentre in Italia era di 2.5. Ciò avrebbe permesso di capire che l’incidente avrebbe avuto luogo in un Paese ad est sia dell’Austria che della Repubblica Ceca.

Nello specifico, i dati raccolti hanno permesso di ipotizzare che il rilascio di Rutenio-106 sarebbe avvenuto a seguito di un incidente verificatosi in un impianto nucleare situato negli Urali meridionali, molto probabilmente nello stabilimento di Mayak. Ma l’ipotesi non è stata mai confermata dalle fonti ufficiali russe.