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Huawei: le società statunitensi non sanno ancora cosa possono fare

Questo è quello succede quando un qualcosa viene fatto senza rifletterci sopra. L’inserimento di Huawei all’interno della lista nera delle compagnie negli Stati Uniti è stato di fatto un azione avventata che non ha portato neanche minimamente l’effetto sperato. Lidea di Trump, si tratta di una supposizione ma è facile che sia giusta, era di arrivare sul tavolo delle contrattazioni con la Cina tenendo il coltello dalla parte del manico. Così non è stato in quanto il colosso cinese, simbolo di questa guerra commerciale, sembra aver reagito in modo composto a tutto a questo mentre le compagnie americane stanno avendo qualche difficoltà.

Non si tratta solo di Apple che fa affidamento su produttori cinesi per la produzione della quasi totalità degli iPhone, ma di marchi famosi che svolgono le attività sul suolo statunitense; giusto per citarne una, Intel. Compagnie come quest’ultima al momento non hanno la minima idea di cosa fare. Da un lato sembra che possono riprendere gli affari con Huawei, dall’altra sembrerebbe di no. Se prima si era parlato di un divieto solamente per quei prodotti che al di fuori del paese non venivano prodotti ora si parla di un divieto per questi prodotti che possono venir usati per violare la sicurezza nazionale.

 

Huawei e le compagnie americane

Ecco una dichiarazione del segretario del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross: “Per attuare la direttiva sul vertice del G20 del presidente due settimane fa, il dipartimento emetterà licenze nel caso non vi sia alcuna minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Entro questi limiti, cercheremo di assicurare che non trasferiamo semplicemente entrate dagli Stati Uniti a società straniere. Il settore privato deve agire in modo responsabile e proteggere le tecnologie con le ramificazioni della sicurezza nazionale. È sbagliato scambiare IP o codice sorgente segreto o sensibile per l’accesso a un mercato estero, per quanto lucrativo possa essere il mercato.”

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Pubblicato da
Giacomo Ampollini