5G non è pericoloso?

All’inizio del prossimo anno il 5G farà il suo ingresso sul mercato, determinando una rivoluzione tecnologica senza precedenti. La quantità di applicazioni disponibili per il nuovo standard di connessione veloce investirà numerosissimi settori: dall’Internet of Things che creerà un nuovo modo di intendere l’interazione con gli elettrodomestici e l’impianto elettrico di casa, fino alla sicurezza nelle città attraverso il progetto della smart security. Ma ci sarà anche un diretto coinvolgimento delle filiere industriali.

Questa rivoluzione 5G determinerà un necessario aumento delle infrastrutture a sostegno della nuova rete, con una conseguente implementazione della potenza dei ripetitori. La copertura dovrà essere capillare, e si diramerà a partire dalle grandi città in cui Tim, Vodafone, Wind-Tre e Iliad stanno investendo fino ai piccoli centri urbani. Secondo il parere delle parti coinvolte, entro il 2022 la maggior parte del mondo sarà connesso al 5G.

Il rovescio della medaglia potrebbe essere rappresentato da un serio rischio per la salute dei cittadini, data l’alta quantità di radiazioni emesse dai nuovi ripetitori.

Il 5G ci farà estinguere in 7 anni

Secondo Martin Pall, noto scienziato nonché professore emerito presso la Washington State University, le radiazioni prodotte dall’infrastruttura 5G determineranno, nel lungo periodo, la nostra estinzione. La condanna arriverà però nei prossimi 7 anni, in cui si verificheranno le condizioni necessarie a impedire la naturale proliferazione della specie.

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Le radiazioni, infatti, potrebbero interferire con la produzione delle cellule germinali (spermatozoi e ovuli), che così andrebbero incontro a malformazioni o modificazioni a livello del genoma. Il DNA ne uscirebbe irrimediabilmente compromesso, e questo implicherebbe infertilità sia maschile sia femminile, oltre che aumentato rischio di aborti o nascita di feti con malformazioni (qualora le cellule “malate” dovessero comunque riuscire a interagire).

La non proliferazione della specie porterebbe alla sua estinzione praticamente irreversibile, tanto che oltre Pall (professore emerito presso la Washington State University, nonché ricercatore di alto profilo) si sono uniti a questo appello molti altri scienziati, nel tentativo – finora vano – di assicurare test biologici prima dell’attivazione della rete 5G.