La connessione 5G sta muovendo i suoi primi passi nel mondo, attraverso le ottimizzazioni alle infrastrutture e le future sperimentazioni degli operatori mondiali.

In Italia si sono aggiudicate l’asta per le frequenze ben 5 compagnie telefoniche, corrispondenti a Tim, Vodafone, Wind-Tre, Iliad e Fastweb, con un investimento complessivo di circa 6,5 miliardi di euro. Cifre da capogiro, verrebbe da dire, ma perché le società hanno spinto per dare una forte accelerata al processo di sperimentazione della rete?

Il motivo più immediato corrisponderebbe al dire che il 5G rappresenterà un’evoluzione delle precedenti reti che però non avrà nulla a che vedere con ciò che viene ad oggi concepito per connessione internet. Esso consentirà di creare una rete estremamente integrata tra moltissimi servizi per gli utenti e i cittadini, dall’IoT alla smart security, passando attraverso la sanità pubblica e i progetti per le smart cities.

Tutto questo, però, potrebbe essere pagato a caro prezzo dall’intera umanità. Secondo le previsioni apocalittiche di Martin Pall, il 5G potrebbe causare l’estinzione della razza umana nel giro di 5 o 7 anni.

Quello che c’è da sapere su questo scenario

Benché sembri apparentemente distante l’idea che possa verificarsi la fine della nostra specie in così poco tempo, le argomentazioni portate a sostegno da Pall sono state condivise da centinaia e centinaia di scienziati in tutto il mondo, preoccupati come lui per le sorti dell’umanità.

Che ci si stia spingendo troppo oltre? No, il nocciolo della questione non riguarda un atteggiamento bigotto e conservatore nei confronti del progresso tecnologico.

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Si tratta piuttosto di una seria disamina, portata avanti da Pall e da molti altri scienziati, sugli effetti che le radiazioni del 5G potrebbero avere sulla capacità riproduttiva della nostra specie.

Pall, emerito docente di Biochimica della Washington State University, spiega che non sono state fatte delle sperimentazioni sulle modificazioni biologiche a cui gli organismi viventi potrebbero essere sottoposti, a seguito dell’esposizione alla rete 5G.

Generalmente, le radiazioni già di per sé potrebbero causare grosse modificazioni nel genoma (ossia il DNA contenuto nelle nostre cellule), portando diversi tipi di problemi dovuti alle deplezioni, alla perdita di interi pezzi di DNA, agli scorrimenti della finestra di lettura nella trascrizione del DNA. Queste problematiche causerebbero l’impossibilità delle cellule di produrre proteine e componenti funzionali a livello soprattutto delle gonadi maschili e femminili, affliggendo lo sperma nell’uomo ma anche gli ovuli nella donna, e impedendo alla procreazione di andare a buon fine.

E se pure andasse a buon fine, si rischierebbe di portare avanti gravidanze in cui il feto risulti seriamente compromesso, nascendo con malformazioni congenite o patologie di vario genere.

L’allarme è stato lanciato già da qualche anno, ma risulta ad oggi inascoltato, forse – ipotizza Pall – per via degli enormi interessi economici che girano attorno all’attivazione della rete 5G.

Di fatto, non c’è da star tranquilli. Potrebbe trattarsi del nostro canto del cigno, ma se davvero lo fosse, saremmo già arrivati troppo tardi.