5g

L’arrivo del 5G sta rendendo il mercato della telefonia mobile estremamente frizzante. Il suo futuro ingresso, annunciato per l’inizio del prossimo anno, ha attivato tutti i settori connessi, ma anche quelli che apparentemente potrebbero sembrare più distanti.

A differenza dei suoi predecessori, infatti, il 5G vanterà la possibilità di creare un sistema estremamente integrato tra moltissime realtà tecnologiche, e avrà interazioni con i settori più disparati, come la sicurezza cittadina, le Smart Cities e le industrie in senso lato.

Naturalmente, per rendere possibile questo progetto di grandissima rilevanza, è stato necessario investire una quantità notevole di utili sia nell’asta per l’assegnazione delle frequenze che nella messa a punto delle infrastrutture necessarie a supportare la nuova rete.

Infatti, se ora le sperimentazioni in Italia sono in corso, è merito del suo ruolo da pioniera nel proporre l’entrata effettiva di questa tecnologia sul territorio e promuoverne l’effettivo attecchimento. Che non sarebbe stato possibile se le società di telefonia non avessero investito oltre 6,5 miliardi di euro nella sola asta per le frequenze nel 2018.

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Le possibili tariffe e le ragioni degli aumenti

Non è stato certo un anno facile, quello appena trascorso, per le compagnie telefoniche, soprattutto le compagnie storiche sul suolo italiano. Perché oltre alla grande spesa affrontata per il 5G, c’è stata anche l’emergenza Iliad a richiamare molti sforzi e molta attenzione.

L’emorragia di clienti determinata dall’arrivo dell’operatore francese ha fatto sì che gli operatori come Tim, Wind-Tre e Vodafone dovessero cercare delle strategie per fronteggiare questa avanzata, in modo da bloccare l’esodo di utenti e rendersi ai loro occhi ancora appetibili, costituendo una valida alternativa.

Il tutto si rifletterà nei costi dei nuovi piani, che prevederanno bundle che si aggireranno sulle 40/50 euro. Di sicuro non si potrà scendere sotto le 30 euro mensili, sia per una questione di adeguamento alle tariffe mondiali, sia per ritrovare una certa quiete economica nella tempesta che ha caratterizzato la rincorsa al low-cost dell’ultimo anno.