Durante gli ultimi giorni, a partire dal 12 marzo, è tornata alla ribalta una vicenda che vedrebbe un uomo inglese denunciare le reti 5G per aver causato menomazioni fisiche ai bambini del proprio quartiere.

La vicenda, come viene raccontata da molti media e anche da siti più autorevoli di informazione, sembrerebbe pendere verso una totale condanna ai danni degli operatori che hanno installato quelle reti. Inoltre, da come è impostata la narrazione, sembrerebbe che anche la corte, chiamata a giudizio, abbia poi sancito la ragionevolezza delle accuse dell’uomo e la condanna allo smantellamento delle antenne.

La strumentalizzazione della vicenda e la verità che (per fortuna) viene a galla

In realtà la vicenda è molto diversa da questa ricostruzione, e non è neppure così recente come si vorrebbe far credere. La notizia ha riscosso nuovamente visibilità per via della sua condivisione virale a partire da un sito nello specifico, ma i fatti risalgono allo scorso settembre, con chiusura del processo ad ottobre per via delle tempistiche giudiziarie.

Quest’uomo inglese, Mark Steele, anche attivista “Stop 5G”, è dovuto comparire in tribunale per rispondere delle accuse che lo vedevano colpevole di minacce e illazioni, rivolte verso alcuni consiglieri comunali del proprio paese di appartenenza, Gateshead.

L’uomo, inizialmente supportato da un avvocato (che secondo indiscrezioni avrebbe rinunciato alla difesa dopo aver ascoltato la linea argomentativa del suo assistito), si è difeso da solo. La sua arringa, però, non ha riguardato il prendere le distanze dalle accuse rivoltegli: l’uomo ha deviato il discorso sulla pericolosità del 5G e sull’installazione di antenne per la rete a poca distanza dalla propria abitazione. Queste antenne 5G avrebbero, peraltro, causato menomazioni fisiche ad alcuni bambini del circondario (la cui entità non è meglio specificata).

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A sostegno della bontà di questa denuncia, portava all’attenzione foto di due bambini con un fiotto di sangue colante dal naso. Cosa che non prova, comunque, nessuna correlazione causa-effetto con le frequenze 5G.

Steele non è riuscito a spuntarla (a parte per le ovvie ragioni di non pertinenza della sua linea difensiva) anche per un altro, fondamentale motivo: nei pressi di casa sua non era stata installata alcuna antenna 5G, e ciò che vedeva erano solo semplici lampioni led montati di recente.

La vicenda è terminata non con la vittoria paventata da alcuni canali di (dis)informazione, bensì con un’ordinanza che gli vieta di reiterare lo stesso comportamento nei confronti dei consiglieri, pena ulteriori sanzioni pecuniarie e disciplinari.