News

Inchiesta Whatsapp: ecco quando i gruppi diventano illegali

Esiste un caso specifico in cui i gruppi Whatsapp possono considerarsi illegali a tutti gli effetti. Lo dice la disciplina giuridica, adeguatasi ai recenti cambiamenti indotti nel contesto dei sistemi digitali di comunicazione. Il nostro comportamento all’interno delle chat e dei social può comportare delle severe violazioni da cui scaturiscono conseguenze giuridiche rilevanti.

 

Whatsapp: i gruppi possono metterci nei guai

Noi tutti facciamo parte di un gruppo. Cosa che vale sia nella vita reale che in quella digitale. Da Whatsapp a Telegram siamo partecipi di un mondo parallelo che non si discosta molto dal contesto reale. Come in una situazione di vita vera possono nascere dei presupposti per procedere ad un’azione legale contro chi perpetra una violazione alla privacy.

Da un semplice tag o un messaggio intimidatorio possono scaturire amare conseguenze. Non tutti sono disposti a sorvolare sulle violazioni, dipendentemente dal limite di sopportazione dei singoli. Ritrovarsi taggati sulle bacheche altrui potrebbe essere motivo di dissidio. A questo si aggiunge anche il caso estremo della tracciabilità, cui si giunge anche semplicemente postando una foto o informazioni che ricostruiscano gli spostamenti.

Da semplice fastidio la cosa può sfociare nell’illecito, entro il range di conseguenze potenzialmente dannose. Whatsapp e Facebook, più di ogni altra applicazione, sono i maggiori responsabili dei problemi. La nostra riservatezza viene messa a dura prova, nonostante le disposizioni di tutela che consentono di definire dei limiti alle pubblicazioni online.

 

Gruppi Whatsapp: la materia giuridica

L’inserimento forzato in un gruppo Whatsapp, ad esempio, è definito dall’art. 167, capo II degli Illeciti penali. Dispone che:

“Chiunque, al fine di trarne profitto o recare un danno ad altri, procede al trattamento di dati personali, in violazione agli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, è punito con la reclusione da sei a diciotto mesi, se dal fatto deriva nocumento. Se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, la reclusione è da sei a ventiquattro mesi.”

L’esempio precedente cita espressamente le potenziali violazioni al numero di telefono. Chiunque venga segnalato è punibile severamente secondo quanto disposto dalla legislazione vigente. Non importa se la persona interessata sia un amico o un familiare entrato in possesso dei nostri dati liberamente e con piena autorizzazione.

Abbiamo scoperto come parlare con un contatto che ci ha bloccato ma dobbiamo stare attenti a non scadere nell’illegalità. In questo, come in altri casi, è opportuno procedere con cautela rispettando sempre i valori umani nel contesto della riservatezza.

Tu sei stato vittima di abusi? Hai partecipato ad un gruppo di discussione contro la tua volontà? Che ne pensi al riguardo?

Condividi
Pubblicato da
Domenico