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Netflix stravince al Festival di Venezia con “Roma” di Alfonso Cuarón

Il 75esimo Festival del Cinema di Venezia si può considerare concluso. Netflix ha portato a casa il Leone d’Oro per il miglior film per aver prodotto la pellicola “Roma” di Alfonso Cuarón.

Nessun premio per il cinema italiano nonostante fossero presenti oltre 20 pellicole nella selezione. Tra i tanti titoli spiccavano Capri Revolution di Martone, Che fare quando il mondo è in fiamme? di Minervini e Suspiria di Guadagnino.

 

Netflix porta a casa il Leone d’Oro per il miglior film, “Roma”

La piattaforma nel 2014 è diventata anche una delle maggiori case produttrici di cinema, oltre che di serie TV. Il film Roma sarà disponibile sulla piattaforma a dicembre, secondo le ultime indiscrezioni. Nello stesso mese sbarcherà anche nelle sale cinematografiche. Il film è girato totalmente in bianco e nero ed è ambientato a Città del Messico negli anni ’70. A dirigerlo c’era Alfonso Cuarón, stesso regista di “Gravity”.

La pellicola è ispirata, in parte, alla vita del regista e racconta la drammaticità di quei tempi in quel luogo, un quartiere di Città del Messico. Netflix ha spiegato che il film: “Racconta la storia di Cleo (Yalitza Aparicio), giovane domestica di una famiglia che vive a Città del Messico nel quartiere borghese Roma. Cuarón prende ispirazione dalla propria infanzia per creare un ritratto intenso ed emozionante delle difficoltà familiari e delle gerarchie sociali durante i disordini politici negli anni Settanta

“. Il trailer ufficiale è disponibile sul profilo della piattaforma in YouTube.

Lo stesso Cuarón invece, del suo film ha detto: “Ci sono periodi nella storia che lasciano cicatrici nelle società, e momenti nella vita che ci trasformano come individui. Tempo e spazio ci limitano, ma allo stesso tempo definiscono chi siamo, creando inspiegabili legami con altre persone, che passano con noi per gli stessi luoghi nello stesso momento. Roma è il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi cinquant’anni fa. È un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati finora intrecciati in modo perverso. Soprattutto, è un ritratto intimo delle donne che mi hanno cresciuto, in riconoscimento al fatto che l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo“.

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Pubblicato da
Veronica Boschi