Play StorePlay Store pone la sicurezza al di sopra di tutto. Non è una novità, infatti, che il colosso di Mountain View abbia disposto l’uso della suite Play Protect e nuove misure restrittive per le app che mettono in pericolo gli smartphone.

Alcuni ricercatori hanno scoperto un gioco che attacca i telefoni e che si è rivelato letale per oltre 1 milioni di utenti che ne hanno disposto l’installazione.

 

Play Store: è un gioco, ma non è un gioco

Il mese di settembre si è aperto all’insegna dei giochi e delle nuove app settimanali che hanno introdotto centinaia e centinaia di proposte inedite. Tutte queste applicazioni sono espressamente controllate e supervisionate da Google tramite le sue utility interne di controllo.

A volte capita comunque che qualche app sospetta sfugga al controllo e venga installata da tantissimi utenti, inconsci del fatto che i loro smartphone sono in serio pericolo. Questo quanto accaduto per un’app posta sotto l’analisi della società di sicurezza ESET che ha una nuova minaccia nascosta all’interno dell’app Bug Swasher.

Dai rilevamenti e dai successivi report emerge la componente malevola di questo gioco. Il termine che meglio identifica questa minaccia è “cryptojacking”. Un neologismo informatico che sta imperversando nel contesto delle app mobile e dei moderni sistemi dell’elettronica consumer.

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In breve, si è intravisto un sistema che sfrutta il mining di criptovalute a scapito del milione di utenti che fino ad oggi hanno scaricato l’app sul proprio smartphone. Sfruttando la potenza dei moderni sistemi il software malevole si è garantito accesso privilegiato monetizzando alle spalle degli utenti.

 

Le app Play Store sono davvero così affidabili?

Nonostante le rassicurazioni di Google a proposito della sicurezza delle sue app in-store non vi è certezza che altri prodotti siano esenti da simili problematiche. Ci si chiede se lo store Android di Mountain View sia davvero così affidabile. Voi che opinione avete in proposito dopo aver esaminato le parole degli esperti?

“Sempre più applicazioni mobili che nascondono cavalli di Troia associati a un programma di mining di criptovaluta sono apparsi sulle piattaforme negli ultimi 12 mesi. Nei cellulari la potenza di elaborazione disponibile per i criminali è inferiore ma si può andare ben al di là di questi dispositivi  prendendo il totale controllo di piattaforme con potenziale maggiore”