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Grafene: un materiale rivoluzionario che sarà presto negli smartphone?

Il grafene è un materiale che sarà sfruttato per una serie di tecnologie dirompenti, rivoluzionarie. Proviene dalla grafite, che sta nelle matite, ma ne è una parte infinitesimale, cioè un atomo, isolato in laboratorio soltanto un decennio fa. Il motivo della sua portata dirompente è presto detto: come un atomo è ultra sottile, ma è più duro dell’acciaio oltre 200 volte. In campo elettronico può fare faville, grazie alla sua flessibilità, trasparenza e conducibilità (ovvero conduce più corrente elettrica del rame). In ultima analisi, costa pochissimo: essendo un materiale proveniente dal carbonio, molto più disponibile in natura rispetto agli attuali e costosi tantalio, il cobalto, oro, argento, magnesio, bromo, nichel etc. che troviamo negli smartphone. Non credevate ce ne fossero così tanti? Beh, torniamo a concentrarci sul grafene.

Da più parti sono fiorite ricerche su questo materiale che hanno gettato le premesse perché la popolazione abbia un giorno a disposizione prodotti rivoluzionari. Ma viene da chiederci:

Quando vedremo i primi smartphone basati sul grafene?

Al Mobile World Congress 2018 abbiamo assistito ad un intero padiglione dedicato alle applicazioni del grafene in campo tecnologico. Abbiamo visto esperimenti in vari campi che hanno stupito la platea di curiosi: dalle telecamere che vedono l’invisibile, ai filtri per rendere potabile l’acqua, passando per batterie smartphone rivoluzionarie, sistemi di trasmissione dati ultraveloci e celle solari con rapporto di efficienza molto migliorato.
Ma, la domanda:”quando vedremo uno smartphone basato sul grafene?” sorse spontanea subito dopo la chiusura dell’evento di Barcellona.

Attualmente ci sono più di 50.000 brevetti registrati presso il WIPO negli Stati Uniti che riguardano tecnologie correlate al grafene.

 

In realtà, tanti di quei brevetti non hanno ancora trovato un compimento. I prodotti sul mercato afferenti agli smartphone che utilizzano stabilmente il grafene sono pochi. Il primo che ricordiamo sono le cuffie auricolari

della casa cinese Xiaomi Mi Pro HD, le quali contengono un diaframma di grafene per velocizzare la trasmissione del segnale audio al 100% e senza perdite. Un altro prodotto sul mercato che usa il grafene sono le cover Nanocase che riescono a raffreddare le batterie degli smartphone grazie ai polimeri di questo materiale che dissipano il calore all’esterno.

Ma ciò non basta a soddisfare la pancia dei consumatori. Forse i più eccitanti usi del grafene stanno arrivando proprio dalle batterie per smartphone, e pare che Samsung, Apple e Huawei siano vicini a rilasciarne qualche prototipo, sebbene partendo da ricerche diverse (sempre con Nanocase di mezzo). C’è poi del grafene anche nei prossimi schermi flessibili o pieghevoli costruiti sempre da SamsungLG, ma non li vedremo prima di fine anno 2018.

 

 

Il comparto tecnologico che ne beneficerà di più

Premesso che il grafene non sostituirà il caro vecchio silicio (senza il quale non staremmo parlando di tecnologia digitale in genere), già dal MWC 2018 abbiamo capito che l’industria che più beneficerà di questo rivoluzionario materiale, ben prima della telefonia, è quella del 5G e dell’IoT. L’applicazione del grafene nelle telecomunicazioni risolverà molti problemi di velocità e consumo energetico nella trasmissione di dati. Le aziende Ericsson, TIM e Comau hanno presentato proprio al MWC di Barcellona il proprio progetto di cloud robotics, portando alla luce il potenziale del 5G nell’ottica di sviluppo di alcuni servizi innovativi IoT e soluzioni smart per l’Industria 4.0.

Per l’uso massivo nella telefonia, purtroppo, bisognerà aspettare ancora qualche anno.

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Pubblicato da
Flavio Mezzanotte