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Uber è il “diavolo”, letteralmente: ecco cos’è il programma Hell

scritto da Redazione 13/04/2017 0 commenti 2 Minuti lettura
Uber Hell
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Uber Hell

Il provider di servizi Uber non ha una reputazione molto candida, ma le ultime accuse fanno pensare a misure contro la concorrenza davvero diaboliche

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Secondo un report di The Information Uber avrebbe spiato per due anni il rivale Lyft attraverso il suo programma Hell, incentivando i guidatori che utilizzavano entrambi i servizi a passare ad Uber.

Che Uber sia visto come il “diavolo” in alcuni paesi è abbastanza comprensibile, specialmente in Italia dove da poco il Tribunale di Roma ha decretato il veto sui suoi servizi su tutto il territorio nazionale. Sembra però che la pratica di concorrenza sleale della compagnia non sia solo nei confronti dei regolamentari tassisti: Lyft, diretto concorrente, sarebbe stato spiato per più di due anni nel tentativo di sottrargli clienti e autisti.

Il programma spia, accessibile solo ad alcuni dirigenti top e ad un ristretto numero di analisti era chiamato “Hell“. Questo per differenziarlo da “Heaven” o “God View“, il programma che era invece utilizzato per mappare i servizi della stessa Uber. Con “God View” la compagnia sapeva sempre esattamente dove si trovavano i suoi autisti, avendo così una mappa completa degli spostamenti e delle statistiche riguardanti gli utilizzatori del servizio.

Uber ha creato dei finti utenti Lyft, facendo credere al sistema che fossero dei veri autisti in giro per la città. I finti autisti sono stati posizionati in una griglia così da avere informazioni complete sul posizionamento e gli spostamenti degli altri autisti Lyft. Ogni finto utente può infatti recepire la posizione di altri 8 autisti nei dintorni.

A un certo punto però gli analisti di Uber notano che il servizio concorrente non utilizza identificativi univoci per riconoscere i propri utenti. Ogni utente aveva un numero ID speciale, che veniva usato ogni sessione. Questa caratteristica ha consentito di tenere sempre sotto controllo gli stessi utenti, imparando abitudini, percorsi e chi faceva “il doppio gioco”.

Incrociando i dati delle due aziende è stato facile per Uber riconoscere chi fossero gli autisti che utilizzavano entrambi i servizi, che rappresentavano più del 60% del totale. L’azienda, mostrando un lato di certo poco “angelico”, ha cominciato ad incentivare, in segreto, gli autisti che facevano uso di entrambi i servizi.

In un primo momento venivano assegnati più utenti (e corse) a questa speciale categoria. In seguito cominciarono a fioccare incentivi economici basati su quante corse settimanali venivano portate a termine. Nulla di tutto ciò capitava con gli utenti rimasti sempre “fedeli” al servizio.

Il programma Hell è terminato nel 2016 quando Lyft ha ricevuto ingenti finanziamenti ed ha cominciato ad espandersi anche in altre città. Il costo delle operazioni sarebbe stato proibitivo, quindi via incentivi e tracciamento. Un portavoce di Lyft ha commentato la notizia dicendo:”Siamo in un’industria competitiva. Se confermate però queste accuse sarebbero davvero preoccupanti.“

concorrenza slealelyftUber
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