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“Codice della Morte”: la spietata regola delle self driving car

scritto da Eleonora Danieli 01/07/2016 0 commenti 2 Minuti lettura
Self driving car
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Self driving car

Molto presto le self driving car seguiranno il “Codice della Morte”: in caso di incidente, il veicolo sacrificherà il pilota passeggero per salvare i pedoni.

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In futuro le self driving car, ovvero le automobili a guida autonoma, potrebbero essere programmate per seguire una regola ben precisa: il “Codice della Morte“. In altre parole, in caso di sinistro stradale, il veicolo sarebbe pronto a sacrificare il pilota passeggero pur di evitare di investire eventuali pedoni sulla carreggiata.

No, non è uno scherzo. Sembra proprio che, tra non molto, le self driving car potrebbero vantare la presenza di uno algoritmo killer il cui obiettivo, in caso di incidente stradale, sia quello di “uccidere il conducente per salvare i pedoni“. Alla base di tale funzionamento risiederebbe il famoso concetto della “scelta del male minore” che, grazie agli input impartiti dagli ingegneri, la macchina sarà in grado di applicare alla lettera.

Il “Codice della Morte” secondo gli esperti

Ci troviamo davanti a una questione etica e morale di grande rilevanza, che apre il sipario a interessanti dibattiti. Tuttavia, la prima riflessione a riguardo è stata mossa da un team di ricercatori, guidati da Jean Francois Bonnefon della “Toulouse School of Economics“. Secondo gli esperti, la diffusione della modalità di guida autonoma potrebbe aumentare, in modo significativo, la morte dei conducenti. Dunque, se da un lato viene salvaguardata la vita del gruppo, dall’altro viene messa a repentaglio quella del singolo cioè di colui che si trova alla guida del veicolo.

“Si tratta di una sfida formidabile per definire gli algoritmi che guideranno gli AVs (veicoli autonomi) di fronte a questi dilemmi morali” si legge in un comunicato ufficiale. “Noi sosteniamo che, per raggiungere questi obiettivi, i produttori e le autorità dovranno fare approfonditi studi psicologici per una soluzione etica in incidenti che coinvolgono AVs“.

Anche il MIT Technology Review ha voluto commentare la notizia: “Se le self driving car venissero acquistate da poche persone, in quanto programmate per sacrificare i loro proprietari, sempre più persone potrebbero rischiare di morire. Le auto normali procurano molti più incidenti di quelle a guida autonoma“. In questo caso, gli esperti sarebbero quindi favorevoli all’implementazione di questa tipologia di veicoli.

Il “Codice della Morte” può essere evitato?

A quanto pare non ci sarebbe scampo. Infatti, il “Codice della Morte” sarebbe inevitabile: qualora un gruppo di pedoni sbucasse all’improvviso in mezzo alla carreggiata, la macchina sterzerebbe “d’istinto” ferendo gravemente o, addirittura, uccidendo il pilota a bordo. Si tratta di una manovra assai comune e compiuta, costantemente, dalla maggior parte degli automobilisti al fine di evitare una buca o di investire un animale che taglia la strada.

Nelle scuole di pilotaggio, per esempio, viene insegnato agli apprendisti a non deviare la traiettoria in presenza di un ostacolo poiché vi sarebbe un’alta possibilità che una vita venga sacrificata. Tuttavia, bisogna ricordare che si parla, pur sempre, di una manovra dettata dall’istinto e che invita il conducente a sterzare di colpo, senza neanche riflettere.

Sorge spontanea una domanda

Chi mai acquisterebbe un’auto del genere? Per rispondere a questo quesito, e a molte altre domande, i ricercatori della “Toulouse School of Economics” hanno condotto un’intervista su “Amazon Mechanical Turk“, uno strumento di crowdsourcing online. Gran parte delle risposte ottenute sono risultate scontate: gli intervistati hanno espresso la volontà di voler salvare il gruppo a scapito del conducente a patto, però, di non trovarsi loro stessi al volante.

E voi cosa fareste?

morte
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Eleonora Danieli

Classe 1987. Ho una Laurea Triennale in "Lettere" e una Laurea Magistrale in "Scienze del testo", conseguite presso La Sapienza - Università di Roma. Fin da bambina coltivo la passione per la scrittura, ritagliando alle ore lo spazio necessario per comporre poesie da imprimere su di un foglio bianco scacciapensieri. Sono stata selezionata al "Premio Letterario Ibiskos 2011", al seguito del quale ho pubblicato la mia prima raccolta poetica "L'Anima non tace". Vengo nuovamente selezionata nei concorsi "Versi in libertà" nel 2014 e al Festival Internazionale della Poesia Inedita "Il Federiciano 2015", quest'ultimo accompagnato dalla pubblicazione del testo in gara "Luna". Dopo aver ricevuto una proposta editoriale da Casa Editrice Pagine, ho pubblicato diciassette testi inediti nell'antologia poetica "Tracce" (2016). Attualmente, sto finendo di lavorare al mio primo romanzo. Amo leggere, viaggiare e sorridere alla Vita!

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