Iperfamiliarità per i volti, esiste una condizione rara che spinge il cervello a credere di riconoscere praticamente ogni persona incontrata per strada, anche se in realtà si tratta di perfetti sconosciuti. Un gruppo di scienziati ha deciso di studiarla a fondo e, per farlo, ha scelto un alleato piuttosto insolito, il cast di Game of Thrones.
Iperfamiliarità : quando ogni volto sembra familiare
Il fenomeno si chiama tecnicamente iperfamiliarità per i volti ed è l’esatto opposto della più nota prosopagnosia, quella condizione per cui non si riesce a distinguere un viso dall’altro. Chi ne soffre vive una sorta di costante sensazione di déjà vu facciale. Ogni persona che incrocia sembra qualcuno di già visto, un vecchio compagno di scuola, un collega, un parente lontano. Il punto è che non lo è quasi mai. Il cervello genera una falsa sensazione di riconoscimento che può risultare disorientante nella vita quotidiana, perché chi ne è colpito fatica a separare i volti davvero noti da quelli completamente nuovi.
La condizione è stata documentata poche volte nella letteratura scientifica e proprio per questo resta ancora poco compresa. I ricercatori che hanno deciso di indagarla più a fondo si sono trovati di fronte a un problema pratico non da poco: come si testa in modo affidabile la capacità di una persona di distinguere volti familiari da volti sconosciuti, quando quella persona pensa di conoscere tutti? Serviva un set controllato di volti riconoscibili ma non legati alla vita personale del soggetto. Ed è qui che entra in gioco la celebre serie televisiva.
Il test con i personaggi di Game of Thrones
I ricercatori hanno utilizzato immagini dei protagonisti di Game of Thrones mescolate a fotografie di persone comuni, chiedendo ai soggetti coinvolti nello studio di indicare quali volti risultassero familiari. La serie, grazie alla sua enorme popolarità e al cast vastissimo, offriva un repertorio ideale. Personaggi che la maggior parte delle persone ha visto decine di volte sullo schermo, ma con cui ovviamente non ha mai avuto un’interazione reale.
I partecipanti affetti da iperfamiliarità per i volti tendevano a segnalare come “già visti” anche volti di perfetti sconosciuti, confermando che il loro meccanismo di riconoscimento facciale funziona in modo anomalo. In pratica, il sistema cerebrale deputato a etichettare un volto come noto si attiva con una soglia bassissima, quasi come se fosse perennemente in stato di allerta. Il risultato è un eccesso di falsi positivi: il cervello dice “conosco questa faccia” anche quando non dovrebbe.
Cosa significa per la ricerca sul riconoscimento facciale
Lo studio rappresenta un passo avanti nella comprensione dei meccanismi cerebrali legati al riconoscimento dei volti. Capire perché in alcune persone questo sistema si comporta in modo iperattivo potrebbe fornire indicazioni preziose anche su condizioni opposte, come appunto la prosopagnosia, e più in generale su come il cervello umano elabora e cataloga le informazioni visive legate all’identità.
La iperfamiliarità per i volti resta una condizione estremamente rara, il che rende ogni caso studiato particolarmente prezioso per la comunità scientifica. Il fatto che i ricercatori abbiano trovato un metodo creativo e replicabile per testarla, sfruttando la cultura popolare come strumento sperimentale, apre la strada a futuri studi su campioni più ampi. Game of Thrones, insomma, oltre ad aver generato infinite discussioni sul finale di serie, ha finito per dare una mano anche alla neuroscienza.
