Dietro i sorrisi e le racchette lucide di Wimbledon si nasconde una guerra silenziosa che si combatte lontano dal campo centrale, dove il vero avversario diventa la stanchezza. L’All England Club, che organizza il torneo, ha deciso di alzare l’asticella con una nuova area benessere pensata per i tennisti. E dentro, tra gli strumenti a disposizione, c’è un lettino da 150mila euro che promette di fare miracoli sul fisico.
Si chiama Ammortal Chamber ed è un lettino dalla forma ondulata che mette insieme un bel po’ di tecnologie diverse. Idrogeno inalato, terapia luminosa multionda, campi elettromagnetici pulsati e persino suoni studiati per rilassare. L’azienda che lo produce lo descrive come uno strumento capace di resettare, ricaricare e ringiovanire corpo e mente. Un linguaggio piuttosto ambizioso, va detto, soprattutto quando si arriva al verbo ringiovanire. Ed è qui che, come spesso capita in questi casi, il confine si fa sottile tra ciò che ha davvero basi scientifiche, la sensazione di stare meglio e il marketing puro.
La prova di Tommy Paul e la filosofia Djokovic
A metterlo alla prova è stato Tommy Paul, numero 25 del ranking ATP mondiale. Lo ha usato prima di scendere in campo per il debutto contro Alexandre Müller, match poi vinto 3 set a 0. Il risultato più curioso? Si è addormentato. “Non sono sicuro di cosa faccia, ma mi sono sentito riposato”, ha raccontato ai giornalisti. Per un atleta che affronta lo slam più prestigioso del mondo, con tutta la tensione che si porta addosso alla vigilia dell’esordio, non è affatto poco.
La nuova recovery suite di Wimbledon però non finisce qui. I tennisti trovano pistole per massaggi, stivali a compressione, dispositivi per la terapia caldo freddo e le mascherine NuCalm, che promettono un sonno migliore. C’è anche uno spazio con cibo sano, caffè e una palestra destinata a crescere ulteriormente in vista dell’edizione del 2027. Laura Robson, ex numero uno britannica e oggi direttrice delle relazioni con i giocatori all’All England Club, spiega che l’idea è aiutare gli atleti a reggere calendari sempre più fitti e a rimanere competitivi più a lungo.
Il modello a cui tutti guardano, dai colleghi agli addetti ai lavori, è Novak Djokovic. Il serbo, ossessionato da alimentazione, recupero e cura del corpo, tempo fa fece discutere per l’uso della camera iperbarica. All’epoca sembrava roba da fantascienza, oggi quella stessa attenzione al recupero è diventata quasi normale, e non solo nel tennis.
La logica che ha spinto l’organizzazione a investire in questa area wellness è semplice nella sostanza. Aiutare gli atleti a dormire meglio, abbassare lo stress, alleviare i dolori. Nel tennis moderno, insomma, si vince anche grazie a una stanza silenziosa e a un lettino da 150mila euro. Magari senza capire fino in fondo cosa faccia davvero, ma facendo un pisolino e svegliandosi comunque un po’ più rilassati.

