Minaccia vulcanica negli Stati Uniti: gli scienziati dicono che “sta per arrivare”. C’è una minaccia vulcanica che incombe sugli Stati Uniti, e a quanto pare non ha nemmeno bisogno di un’eruzione vera e propria per scatenarsi. Gli scienziati che seguono la faccenda parlano chiaro: il pericolo è reale e potrebbe materializzarsi prima di quanto si pensi. Basta tornare con la memoria al disastro del Monte Sant’Elena, nello Stato di Washington, per capire di cosa si sta parlando. Quella catastrofe, che rase al suolo intere comunità vicine, partì da un terremoto di magnitudo 5.1. Niente di più.
E proprio quell’evento ha spinto gli esperti a porsi una domanda scomoda: serve davvero potenziare il monitoraggio sismico per arrivare più preparati alle eruzioni? In altre parole, andare a caccia delle cause che la mente umana fatica ad associare alle conseguenze. Un lavoro tutt’altro che lineare, che a tratti può sembrare quasi contraddittorio.
Come preparare l’America alla minaccia che incombe
Il punto è proprio questo: bisogna preparare gli Stati Uniti a ciò che potrebbe arrivare. Ashley Tysiac, Editor di Content Hype presso l’Enthusiast & Wellness Group di Hearst, lo ha messo nero su bianco: “Gli scienziati non stavano necessariamente studiando come prepararsi a colate laviche o pennacchi di cenere provenienti da un vulcano nella regione nord-occidentale del Pacifico degli Stati Uniti. Sapevano piuttosto di aver bisogno di un piano per affrontare un pericolo meno conosciuto, uno che avrebbe potuto devastare le comunità, anche senza che un vulcano eruttasse”.
Ed è qui che la storia del Monte Sant’Elena diventa illuminante. La devastazione di quel giorno non arrivò tanto dall’eruzione in sé, quanto dall’enorme colata di fango vulcanico che ne seguì. Gli esperti avvertono che proprio queste violente colate potrebbero rappresentare la minaccia più concreta e imminente per persone, città e ambiente nel Pacifico nord-occidentale. Da qui la corsa ad analizzarle, prima che sia troppo tardi.
Cosa rende le colate di fango così imprevedibili
A spiegare bene il problema ci ha pensato Lizeth Caballero García, dell’Università Nazionale Autonoma del Messico: “Sono fenomeni complessi che cambiano molto durante il trasporto. Possono crescere, possono diluirsi”. E c’è un dettaglio che fa la differenza: per innescare una colata non serve per forza un’eruzione o un terremoto. A volte bastano la rottura di una diga o un temporale particolarmente violento.
Il rischio diventa ancora più insidioso perché spesso colpisce quando nessuno se lo aspetta. Andy Lockhart, ex geofisico del Cascades Volcano Observatory, non usa giri di parole: “[Le colate di fango improvvise] sono quel tipo di fenomeno che si verifica di notte. Mi mette i brividi”. E secondo Ashley Tysiac, i ricercatori hanno avvertito che la prossima colata di fango, oppure un altro evento sismico, potrebbe essere “spaventosamente imminente”.