Una scoperta archeologica straordinaria ha rivelato che una tecnologia edilizia perduta veniva utilizzata già 9.000 anni fa da una comunità neolitica vicino a Gerusalemme, con risultati che per certi versi superavano le capacità costruttive dei Romani. E no, non si tratta di una suggestione da documentario sensazionalistico: le evidenze parlano di tecniche edilizie complesse basate sull’uso della dolomite, un materiale che richiede conoscenze tutt’altro che banali per essere lavorato e impiegato nelle costruzioni.
Una comunità neolitica che costruiva con la dolomite millenni prima dei Romani
La cosa che colpisce di più è il contesto temporale. Parliamo di un’epoca in cui la ceramica non era ancora stata inventata, le grandi città non esistevano nemmeno come concetto e l’umanità stava muovendo i primi passi verso forme stabili di insediamento. Eppure, questa comunità che viveva nei pressi di Gerusalemme aveva già messo a punto un sistema costruttivo basato sulla dolomite, una roccia sedimentaria composta principalmente da carbonato di calcio e magnesio. Utilizzarla in edilizia non è una cosa semplice: richiede capacità di selezione, lavorazione e applicazione che presuppongono una trasmissione di sapere tecnico tra generazioni.
Quello che rende la scoperta ancora più significativa è il confronto implicito con l’Impero Romano, universalmente riconosciuto come una delle civiltà più avanzate nella storia dell’ingegneria e dell’architettura. Eppure questa tecnologia edilizia perduta anticipa di millenni alcune soluzioni che si tende ad attribuire proprio ai Romani. Non significa che i costruttori neolitici fossero “migliori” in senso assoluto, ma dimostra che certe competenze tecniche esistevano in forme evolute molto prima di quanto si pensasse.
9.000 anni fa la tecnologia edilizia era già sorprendentemente avanzata
La comunità neolitica in questione operava in un periodo che si colloca intorno al 7.000 avanti Cristo, un’era in cui la maggior parte degli insediamenti umani era ancora estremamente rudimentale. Trovare prove di tecniche costruttive sofisticate in quel contesto obbliga a ripensare la linea temporale dello sviluppo tecnologico umano. Non è solo una curiosità accademica: è un dato che mette in discussione l’idea secondo cui il progresso edilizio sarebbe stato un percorso lineare, con le civiltà antiche classiche come punto di arrivo naturale.
L’uso della dolomite come materiale da costruzione implica una comprensione delle proprietà meccaniche e chimiche della roccia che va ben oltre la semplice raccolta di pietre. Questa tecnologia perduta suggerisce l’esistenza di una rete di conoscenze pratiche, probabilmente trasmesse oralmente, che a un certo punto della storia si è interrotta. Per ragioni che restano ancora da chiarire, quel sapere costruttivo non è sopravvissuto nei millenni successivi, almeno non in forma riconoscibile.