Una mossa che racconta molto del momento attuale. SpaceX ha appena chiuso un accordo per fornire a Google una quantità rilevante di potenza di calcolo, riproponendo uno schema già visto poco prima con un altro grande nome del settore. L’operazione, che gira attorno alle risorse del data center Colossus 1, vale circa 920 milioni di dollari al mese, ovvero poco più di 850 milioni di euro. E dietro c’è una logica precisa, legata al modo in cui l’azienda sta cercando di valorizzare ciò che fino a poco tempo fa restava in gran parte inutilizzato.
Il punto di partenza è curioso. xAI, la realtà controllata da SpaceX, sta sfruttando pochissima della capacità di calcolo disponibile. Una situazione che lasciava ferme risorse preziose, e proprio per questo l’azienda ha deciso di cambiare passo. Invece di tenere quelle macchine accese senza un utilizzo concreto, SpaceX ha iniziato a darle in affitto a chi ne ha bisogno, monetizzando un patrimonio tecnologico altrimenti destinato a pesare sui conti. Il tutto, va detto, in vista di prospettive legate a una possibile quotazione in borsa, dove avere flussi di ricavo solidi fa sempre comodo.
Cosa prevede l’accordo tra SpaceX e Google
Nel dettaglio, SpaceX metterà a disposizione di Google un pacchetto di hardware tutt’altro che marginale: si parla di 110.000 GPU NVIDIA, oltre a CPU, memoria e altri componenti collegati. Numeri che danno l’idea della scala dell’operazione, soprattutto in un periodo in cui questo tipo di risorse è difficile da reperire e conteso da praticamente tutti i grandi attori dell’intelligenza artificiale. Avere accesso a una simile quantità di schede grafiche, oggi, significa avere un vantaggio competitivo concreto.
C’è però una clausola che merita attenzione. L’intesa può essere annullata da entrambe le parti con un preavviso di 90 giorni. In pratica, nessuno dei due resta vincolato a lungo termine, e questo lascia margine di manovra sia a chi affitta sia a chi noleggia la potenza di calcolo. Una flessibilità che, in un mercato che cambia in fretta, ha il suo peso. SpaceX ha formalizzato il tutto attraverso un documento ufficiale, dando così trasparenza a un’operazione di dimensioni decisamente importanti.
Un modello già collaudato con Anthropic
L’accordo con Google non arriva isolato. Poco prima, SpaceX aveva siglato un’intesa simile con Anthropic, segno che la strategia di affittare la capacità di calcolo del Colossus 1 si sta consolidando come una vera e propria linea di business. Non più un esperimento, ma un canale di ricavo ripetibile, costruito su clienti che hanno sete di hardware e che faticano a procurarselo altrove.
Resta sullo sfondo un altro elemento interessante, anche se non approfondito: il riferimento alla decisione di abbandonare il mix disordinato di GPU che caratterizzava la prima versione del Colossus. Un dettaglio che lascia intendere come l’infrastruttura stia attraversando una fase di riorganizzazione, probabilmente proprio per rendere più efficiente e vendibile la potenza di calcolo offerta a terzi. In sostanza, ottimizzare per affittare meglio.
Quello che emerge è un quadro in cui SpaceX trasforma una risorsa inattiva in una macchina capace di generare ricavi costanti, sfruttando la domanda crescente di chi sviluppa modelli di intelligenza artificiale. Con cifre mensili da quasi un miliardo di dollari per singolo cliente, e con due accordi già messi a segno, la direzione intrapresa appare chiara: vendere ciò che fino a ieri restava spento. La documentazione depositata da SpaceX mette nero su bianco l’intesa con Google e la sua portata economica.