Social vietati ai minori di 15 anni in Italia: il disegno di legge esiste, è pronto e attende soltanto i pareri ministeriali per partire davvero. A raccontarlo è stata la deputata Marianna Madia, di Italia Viva, in un’intervista al Corriere della Sera. Insieme a lei, tra le firmatarie del testo, c’è anche Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia. Due schieramenti diversi, dunque, dietro una proposta che ha tutta l’aria di voler superare le solite barriere politiche.
L’idea di fondo è semplice da raccontare ma complicata da realizzare: impedire l’accesso alle piattaforme social agli adolescenti sotto una certa età, mettendo ordine in un terreno che finora è rimasto quasi del tutto privo di regole chiare. Il punto, secondo chi ha lavorato al provvedimento, non è solo il divieto in sé, ma tutto quello che gli sta intorno.
Un asse tra famiglie, scuola e istituzioni
Il disegno di legge bipartisan punta a sostenere le famiglie nella gestione quotidiana dei social da parte dei più giovani. L’obiettivo dichiarato è costruire un’alleanza che tenga insieme genitori, scuola, governo e professionisti, in modo che il divieto non diventi un boomerang. Perché un ragazzo tagliato fuori dalle piattaforme, ma lasciato solo, rischia di ritrovarsi isolato dal resto del gruppo.
Madia ha spiegato che il percorso non è stato rapido. C’è voluto un lungo lavoro di coordinamento con l’Unione europea, visto che il tema travalica i confini nazionali. “Abbiamo dovuto coordinarci con l’Unione europea perché è un tema globale ed è un’interlocuzione che è durata tanti mesi”, ha raccontato. E poi quella frase che chiarisce lo spirito del testo: “Ognuno è libero di educare i figli come vuole, ma bisogna creare alleanze tra genitori, scuole, istituzioni, media e terapeuti, così che il divieto rispettato non porti a un isolamento dell’adolescente”.
In sostanza, l’idea è quella di non limitarsi a vietare e basta, ma di costruire una rete di supporto attorno ai minori di 15 anni e alle loro famiglie. Un approccio che mette al centro l’educazione tanto quanto la regola scritta nella norma.
Il nodo politico e il ruolo del governo
Sul fronte politico le cose si fanno più sfumate. Madia ha raccontato di aver parlato di recente con Giorgia Meloni, che avrebbe assicurato che il governo non metterà i bastoni tra le ruote, qualora il parlamento decidesse di andare avanti con l’iter. “Ho detto alla premier che sarebbe un peccato sciupare questa occasione prima della fine della legislatura”, ha precisato la deputata.
C’è però un dettaglio non da poco. La presidente del Consiglio, a livello personale, non sembrerebbe del tutto convinta. La stessa Madia ha ricordato un momento preciso: “L’11 ottobre 2025 c’è stato uno stop da Palazzo Chigi, la premier non era d’accordo sull’introduzione di questa legge, anche se altri Paesi dell’Unione Europea erano intenzionati a promuoverla”. Una frenata che, almeno per qualche tempo, ha rallentato la corsa del provvedimento.
Ora la situazione sembra essersi sbloccata, almeno sulla carta. Il divieto dei social agli adolescenti resta una proposta che dovrà comunque passare il vaglio dei pareri ministeriali prima di arrivare in aula. La finestra temporale, però, conta: tra le righe dell’intervista emerge la preoccupazione di non bruciare l’opportunità prima della scadenza naturale della legislatura.