Da mesi girava la stessa preoccupazione e ora c’è un report che la mette nero su bianco: gli smartphone economici stanno pian piano sparendo dagli scaffali, e la causa ha un nome preciso. La crisi delle memorie RAM e NAND, con prezzi letteralmente raddoppiati nel giro di dodici mesi, sta colpendo in modo sproporzionato la fascia bassa del mercato. Già ad aprile gli analisti parlavano di rincari ormai inevitabili per tutto il settore, ma i dati più recenti raccontano qualcosa di più preoccupante per chi cerca un telefono a poco prezzo.
Il crollo dei telefoni sotto i 370 euro
I numeri diffusi dalla società di analisi Omdia parlano chiaro. Le spedizioni globali di smartphone venduti a meno di 370 euro (circa EUR 350) sono destinate a calare di oltre il 22% su base annua nel 2026. Un dato che va letto insieme a quello più generale sul mercato complessivo, che secondo le stesse previsioni dovrebbe contrarsi del 12% proprio per via del tracollo nella fascia economica.
A pesare, come è facile immaginare, sono i costi delle memorie DRAM e NAND. La quota di spesa che le memorie occupano sul totale del Bill of Materials, cioè l’insieme di tutti i componenti che formano un telefono, è quasi raddoppiata nel segmento sotto i 370 euro tra il terzo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026. Nei primi mesi di quest’anno le memorie hanno già rappresentato quasi il 60% del BOM totale per i dispositivi sotto i 370 euro, arrivando a superare il 64% per quelli sotto i 90 euro. E secondo Zaker Li, principal analyst del team consumer di Omdia, la situazione è destinata a peggiorare, perché i prezzi delle memorie continueranno a salire nei prossimi trimestri.
Perché la fascia bassa paga il conto più salato
Il problema di fondo è semplice da capire. I telefoni economici sono già progettati attorno a strutture di costo compressissime, quindi diventa davvero difficile compensare l’aumento delle memorie tagliando altrove, magari su display, sensori o moduli RF, componenti per cui l’offerta resta comunque abbondante.
Produttori come Transsion, OPPO, vivo, HONOR e Xiaomi stanno alzando i listini in modo netto, semplicemente per tenere in piedi margini di profitto già sottili. Non a caso il presidente di Xiaomi, Lu Weibing, aveva rivelato pubblicamente quanto l’azienda stesse pagando in più per configurazioni di RAM e storage. Il rischio concreto è che questi rincari facciano crollare la domanda, dal momento che chi punta a un dispositivo a basso costo è estremamente sensibile al prezzo. Risultato: i prodotti di fascia bassa starebbero già diventando poco redditizi, tanto che i produttori si stanno ritirando in modo graduale e volontario dal segmento entry level proprio nel corso di quest’anno.
La fascia alta, invece, regge senza problemi
Storia completamente diversa per i modelli sopra i 370 euro, dove Omdia prevede addirittura una crescita del 5,7% nel 2026. I motivi sono tre. I produttori stanno spostando il baricentro verso i dispositivi di fascia medio alta, i continui aumenti dei prezzi ampliano naturalmente la quota di mercato sopra quella soglia, e chi acquista telefoni costosi è molto meno sensibile al prezzo.
C’è poi un vantaggio in più. Sui modelli premium la quota di costo delle memorie scende in fretta man mano che il prezzo sale, soprattutto oltre i 550 euro, dove SoC più potenti, display e moduli fotocamera pesano di più sul totale. Ed è proprio lì che si può intervenire per alleggerire la pressione. Alcuni brand cinesi, per esempio, starebbero tornando a pannelli LTPS OLED su modelli che in precedenza erano passati alla tecnologia LTPO, riservando quest’ultima solo ai top di gamma, con un risparmio stimato tra i 3 e i 5 euro per dispositivo. Sul fronte fotocamere si gioca con configurazioni più flessibili, sensori più piccoli o meno moduli, mentre sul SoC, la voce più pesante sopra i 550 euro, rallentare il ritmo degli aggiornamenti usando piattaforme di generazione precedente può ridurre i costi tra il 30% e il 40%.