La SEO ha cambiato pelle nel momento esatto in cui Google ha iniziato a riempire la parte alta dei risultati con le risposte generate dall’intelligenza artificiale. Il punto è semplice da spiegare ma complicato da digerire per chi lavora nel settore: il lavoro di ottimizzazione per i motori di ricerca serve a portare traffico organico, quello non pagato. E quando il motore di ricerca occupa gran parte della SERP, o almeno la porzione più visibile sopra la piega, con un box che cattura subito l’occhio, allora le preoccupazioni si moltiplicano.
Non a caso si è iniziato a ragionare parecchio sulle nuove attività da mettere in campo per frenare la perdita di visite. Siti che una volta si posizionavano benissimo oggi rischiano di diventare poco più di una cornice attorno a ciò che produce l’intelligenza artificiale dentro Google.
L’evoluzione delle ricerche a zero click
Attenzione però, perché Google sottrae click ai risultati organici da un bel po’, mica solo da quando è arrivata la Search Generative Experience. Il fenomeno delle query a zero click è arcinoto. Per tante ricerche la SERP offre già una serie di dati che soddisfano l’utente senza bisogno di aprire alcuna pagina. Qualche esempio concreto?
Basta pensare ai featured snippet, quei risultati che rispondono in fretta alla domanda. Ci sono le Direct Answer fornite direttamente da Google, il Knowledge Panel con le sue schede. E poi i box del tipo “le persone hanno cercato anche”. Senza contare i riquadri che rendono del tutto inutile la visita a un sito, come i testi delle canzoni o i convertitori di misura. Anche il meteo, spesso, è già lì bello pronto in SERP.
Per capire quanto pesi questo scenario esiste una ricerca pubblicata tempo fa che disegna un quadro piuttosto cupo per le ricerche da mobile, un po’ meno da desktop, ma la tendenza resta netta. Gran parte delle ricerche da smartphone finisce senza alcun click sui risultati. E questo ci dice una cosa importante: la SEO nell’epoca dell’AI di Gemini tra i risultati sarà solo l’evoluzione di quello che si sta già facendo da tempo.
Ovvero guardare oltre il semplice aumento dei click al sito, lavorando su fronti più articolati e strategici. Diventare meno dipendenti dal posizionamento sulla singola chiave secca, quella che sempre più spesso finirà nelle mani dell’AI di Mountain View.
Consigli SEO per la Search Generative Experience
Detto questo, la search engine optimization oggi deve fare i conti con i risultati a zero click e con tutto ciò che riguarda i contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Da dove parte il lavoro di chi si trova a maneggiare la Search Generative Experience?
Il primo passo è l’analisi della SERP. Alcune non sono toccate dall’AI, altre sì. In che misura? Quali margini restano? Qui conta un aspetto decisivo, cioè l’inserimento dei link alle fonti. Ci sono quelli in evidenza, con i box in primo piano, ma Google continua a testare altre soluzioni.
Poi bisogna scrivere contenuti che valgano davvero qualcosa. Conquistare una menzione nel box della Search Generative Experience è una bella fonte di visibilità, oltre che un modo per far crescere la notorietà del proprio brand. E non dimentichiamo che le persone non sempre si accontentano delle informazioni estratte da Google. Vuol dire che il content marketing conta ancora eccome. Creare pagine di altissima qualità, con informazioni uniche e introvabili altrove, è la vera chiave per agganciare quelle finestre di visibilità che restano, sia nei link in evidenza sia nelle posizioni migliori della SERP, ancora preziose per chi vuole approfondire e non si ferma alla risposta dell’AI.
Ultimo tassello, il monitoraggio. Ogni attività va verificata e sistemata in base a come cambiano le cose. In molti casi il binomio Google Analytics e Search Console basta per controllare traffico e posizionamento e capire come si muove il ranking. Potrebbe capitare di trovare una long tail keyword, cioè una query con tre o più termini, non ancora servita dalla Search Generative Experience oppure presidiata da competitor poco preparati. Ed è proprio in quei punti che si aprono ottimi spazi per costruire una SEO davvero strategica.