Ogni tanto Samsung mette da parte le schede tecniche e decide di raccontare una visione. È quello che ha fatto TM Roh, amministratore delegato e presidente di Samsung Electronics, con un editoriale pubblicato poco prima del prossimo Galaxy Unpacked. Niente numeri sulle prestazioni, nessun benchmark. Al loro posto una tesi precisa sull’intelligenza artificiale: non cambierà le nostre vite perché più intelligente, ma per il punto esatto in cui riuscirà a raggiungerci.
Roh costruisce il ragionamento appoggiandosi alla storia recente della tecnologia. L’elettricità non ha trasformato la società con le centrali elettriche, ma quando è arrivato un interruttore in ogni casa. Internet è diventato davvero nostro grazie al browser. E il telefono ha mostrato la sua potenza reale grazie all’ecosistema di applicazioni cresciuto sopra di esso. La IA, sostiene, seguirà lo stesso percorso: quello che conta non è quanto sa, ma dove e nelle mani di chi arriva quella intelligenza.
Un ecosistema pensato per conoscerti, non solo per risponderti
Qui Roh collega il suo discorso a ciò che Samsung sta costruendo da anni dietro le quinte. Il telefono, dice, è il dispositivo più vicino, quello che ci accompagna ogni giorno. Il tablet è il luogo dove si crea e si impara. L’orologio legge segnali come il sonno e la frequenza cardiaca. La televisione e gli elettrodomestici connessi aggiungono il contesto di dove viviamo. E i nuovi formati, dai pieghevoli agli occhiali intelligenti, allargano ancora di più questo raggio d’azione.
Messi insieme, spiega, formano un’immagine molto più completa di ciò di cui una persona ha bisogno in ogni momento. Un mosaico che serve a capire, non solo a eseguire ordini. È la differenza, secondo lui, tra un assistente che risponde e un ecosistema che comprende.
L’apertura come strategia, non come generosità
Samsung insiste sul fatto che tutto questo non lo costruisce da sola. Roh ricorda che le piattaforme che hanno davvero cambiato il mondo, il web e i sistemi operativi mobili, sono state anche le più aperte. Con SmartThings l’azienda ha provato a ripetere la stessa formula, collegando dispositivi, servizi e partner sotto un unico standard.
Ma l’editoriale mette in chiaro un punto: l’apertura da sola non è il traguardo. La cosa difficile, con le sue parole, è trasformare quell’intelligenza in qualcosa di personale e affidabile. Il passaggio più concreto arriva quando Roh parla di sicurezza. Ed è lì che entra in gioco Knox, non più solo a protezione di ogni Galaxy preso singolarmente, ma delle connessioni tra loro man mano che la IA si sposta da un dispositivo all’altro.
Lo stesso Roh lo dice senza giri di parole: “questa è la ragione per cui la fiducia non si aggiunge alla fine”. E rincara ricordando che i dati più sensibili restano sul dispositivo stesso, così che ogni persona capisca come lavora la IA e mantenga il controllo. È la stessa logica che ha portato Samsung a rafforzare Knox Matrix con la crittografia post quantistica sui Galaxy S26, pensata proprio per blindare procedure quotidiane come la migrazione di una eSIM. Il testo si chiude senza date e senza dettagli sui prodotti, puntando dritto al Galaxy Unpacked ormai alle porte. Il luogo, dice Roh, dove Samsung vuole mostrare esperienze di IA “più personali e naturali”, costruite su un dispositivo che, con le sue stesse parole, “è già nella tua mano”.