Il boom dell’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco anche nei prezzi dei chip, e Samsung ha deciso di alzare il listino per alcuni dei suoi processi produttivi più avanzati. Secondo quanto trapelato dalla stampa coreana, l’azienda ha ritoccato verso l’alto i costi dei wafer, seguendo una strada in parte diversa da quella scelta dalla rivale TSMC. Il motivo di fondo è sempre lo stesso, cioè una domanda che ormai supera l’offerta e che ha ribaltato la logica con cui si fissano i prezzi nel settore dei semiconduttori.
Samsung: perché i prezzi salgono e chi decide quanto
Fino a poco tempo fa il meccanismo era abbastanza chiaro. Le fonderie come TSMC dovevano mettersi al tavolo con i clienti per capire quanta capacità produttiva serviva per i chip di nuova generazione. Aziende come Apple arrivavano addirittura a investire in prima persona nelle linee produttive più avanzate, garantendosi così una fetta di produzione prima del lancio dei prodotti più importanti. In pratica, comandava la domanda.
Adesso è cambiato tutto. Gli analisti citati dai media coreani ritengono che la corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale abbia spostato l’ago della bilancia verso un mercato guidato dall’offerta. Tradotto, con la domanda che supera abbondantemente la capacità produttiva disponibile, colossi come TSMC e Samsung possono permettersi di alzare i prezzi. Chi è disposto a pagare di più si assicura la produzione, gli altri restano in fila.
La strategia mirata di Samsung sui nodi a 5 e 4 nanometri
Qui arriva la differenza interessante. TSMC ha optato per aumenti ad ampio raggio, mentre Samsung ha preferito colpire in modo chirurgico. Il rincaro riguarda soprattutto i processi produttivi a 5 nanometri e a 4 nanometri, con un aumento che secondo le fonti del settore si aggira intorno al 15%. Non un ritocco qualsiasi, insomma, ma una mossa concentrata sui nodi che oggi tirano di più grazie proprio ai chip per l’intelligenza artificiale.
Il ragionamento dietro questa scelta è piuttosto lineare. La domanda altissima di chip AI ha creato spazio di manovra per il produttore, che ne ha approfittato. C’è però un rovescio della medaglia, perché per portare avanti queste tecnologie i costruttori devono anche fare i conti con investimenti sempre più pesanti.
Per capire la portata della cosa, basta guardare a cosa aveva fatto TSMC. Stando a un report emerso lo scorso mese di giugno, gli aumenti dell’azienda taiwanese avevano toccato anche il processo più maturo a 7 nanometri, con rincari compresi tra il 5% e il 10%. Alla notizia, TSMC aveva risposto a modo suo, senza entrare nei dettagli sui listini. “La nostra strategia sui prezzi è strategica, non opportunistica. Continueremo a lavorare a stretto contatto con i clienti e a offrire loro il nostro valore”, aveva dichiarato la società.
Gli addetti ai lavori sembrano concordare su un punto. Finché la domanda resterà così alta, questi aumenti di prezzo non si fermeranno. Il settore della produzione di semiconhttori vive un momento in cui chi ha la capacità produttiva detta le condizioni, e la febbre dell’intelligenza artificiale continua a spingere in questa direzione.