Test su robot prototipo dentro una casa affittata su Airbnb: è questo il cuore della causa legale che ha messo nei guai una startup di San Francisco. Un host della piattaforma sostiene che gli ospiti, dipendenti dell’azienda, abbiano ridotto la sua abitazione in condizioni a dir poco preoccupanti, lasciando dietro di sé danni per migliaia di euro. E la vicenda, raccontata nei dettagli, ha tutti gli ingredienti di una storia che sembra uscita da una sceneggiatura.
Il 26 maggio 2026 Sean Donovan ha depositato una denuncia presso la Corte Superiore di San Francisco, chiedendo oltre 11mila euro di risarcimento a The Bot Company, realtà della Bay Area attiva nel settore della robotica. Il sospetto che quegli ospiti non fossero i soliti tecnici in cerca di un alloggio temporaneo è arrivato presto. Mentre Donovan si occupava della spazzatura durante il soggiorno, ha notato qualcosa di strano: matasse di cavi sparse per la casa e un robot alto quasi due metri, descritto come un “Roomba con i cingoli”, che a suo dire ricordava i Borg della saga di Star Trek.
Cosa è successo dentro quella casa
Durante le circa due settimane di affitto, nel mese di aprile, Donovan racconta di aver visto più di 30 persone entrare e uscire. La sua telecamera Ring avrebbe persino catturato frammenti di conversazioni all’aperto in cui qualcuno parlava di organizzarsi a turni. Quel che è certo è la lista dei danni lasciati dietro: vernice rovinata, pavimenti danneggiati, una cornice della porta della cucina compromessa, aste piegate nei cestelli della lavastoviglie, infiltrazioni d’acqua, graffi su credenze in legno e su un tavolino del salotto. Persino il tavolo della sala da pranzo, descritto come un cimelio di famiglia antico, sarebbe stato segnato da graffi e aloni d’acqua.
A insospettire ulteriormente Donovan ci sono altri dettagli. Mobili e cassetti svuotati e spostati altrove, oggetti decorativi e libri tolti dagli scaffali e infilati nei cassetti. Mancavano anche una scarpiera e un paio di scarpe da un armadio chiuso a chiave in una camera da letto, una circostanza che la denuncia definisce “potenzialmente una questione penale”. Oltre ai danni fisici, l’accusa sostiene che gli ospiti abbiano prenotato in modo ingannevole come affitto breve, invece di registrare correttamente un uso commerciale e di ripresa video.
Chi c’è dietro la startup dei robot
The Bot Company, indicata negli atti come Botco, ha mantenuto un profilo basso fin dalla sua fondazione nel 2024 a opera di Kyle Vogt e Paril Jain. Vogt è un nome noto: ha cofondato la piattaforma di streaming Twitch e l’azienda di guida autonoma Cruise Automation, acquisita da General Motors nel 2016, che poi ha chiuso la divisione dedicata. Paril, invece, ha passato più di nove anni in Tesla, arrivando a ricoprire il ruolo di AI manager.
Il sito dell’azienda è essenziale, elenca qualche posizione aperta e descrive la missione come “costruire un robot utile per ogni casa”, senza mostrare immagini o specifiche dei suoi prodotti. Tra i finanziatori figurano fondi e acceleratori come Greenoaks, NFDG, Spark, Eclipse, Kleiner Perkins e Y Combinator, per una raccolta che avrebbe superato i 270 milioni di euro.
Di solito le aziende di robotica addestrano e testano i loro dispositivi nei propri laboratori, lontano da occhi indiscreti e senza incidenti di rilievo. Usare case affittate su Airbnb come campo di prova, senza che i proprietari ne sappiano nulla, sarebbe una mossa rischiosa, soprattutto perché qualsiasi danno provocato finirebbe per diventare pessima pubblicità per robot pensati proprio per l’uso domestico.
Tre degli ospiti collegati alla prenotazione di Donovan sarebbero stati identificati in altre recensioni negative lasciate da una dozzina di host. Alcuni hanno segnalato danni simili a mobili, pareti, pavimenti e porte. C’è un motivo se i milioni di robot impiegati nel mondo lavorano soprattutto sulle linee di montaggio e nei magazzini automatizzati: le case delle persone sono ambienti molto meno prevedibili, pieni di oggetti fragili e di esseri umani in carne e ossa che non devono certo farsi male.