Un possibile capitolo di Resident Evil ambientato in Giappone non è più soltanto un sogno dei fan più affezionati. A parlarne sono stati direttamente due nomi importanti dietro lo sviluppo della serie, che in una recente intervista hanno aperto uno spiraglio interessante su dove potrebbe dirigersi il franchise nei prossimi anni. Niente di confermato, sia chiaro, ma le parole usate lasciano intendere che l’idea circola eccome tra gli sviluppatori.
A rispondere alle domande sono stati Masato Kumazawa, producer di Resident Evil Requiem, e il lead game designer Kenji Fukasawa. I due hanno toccato vari temi, dall’evoluzione della trama fino alle ambientazioni che potrebbero arrivare in futuro. E qui le cose si fanno curiose.
Un Resident Evil ambientato in Giappone? Non è da escludere
Sul tema dell’invecchiamento dei protagonisti, Kumazawa ha chiarito subito un punto: dentro Capcom non esiste una regola scolpita nella pietra. “Abbiamo iniziato a mostrare l’invecchiamento dei personaggi solo con Resident Evil 4“, ha spiegato. “In realtà, abbiamo anche fatto cose come spostare la linea temporale all’indietro tra Resident Evil 2 e Resident Evil 3, quindi non seguiamo regole fisse”.
La collocazione temporale, ha aggiunto, segue più che altro le esigenze del design. “Adattiamo la linea temporale seguendo il principio che le storie ambientate nel presente aiutano i giocatori a sentirsi più coinvolti”, ha detto il producer. La scelta cambia poi a seconda dei personaggi e della storia da raccontare in ogni titolo. Anche in Requiem, ha precisato, ci sono scene ambientate otto anni prima, oltre ad altre collocate in periodi ancora precedenti. Insomma, ogni capitolo fa storia a sé. E poi arriva la domanda che molti aspettavano: un episodio ambientato proprio in Giappone. Kumazawa non l’ha buttata via. “Penso che un’ambientazione giapponese sia qualcosa a cui ogni fan giapponese di Resident Evil desidera, e l’ho presa in considerazione io stesso”, ha ammesso. Visto che il team di sviluppo ha sede in Giappone, ha aggiunto, è probabile che ognuno ci abbia fatto un pensierino. “Sebbene il Giappone non sia apparso come ambientazione di gioco finora, potrebbe fare la sua comparsa a un certo punto in futuro”.
Innovare senza tradire le radici
Sulla direzione che la saga prenderà nei prossimi anni, Kumazawa ha provato a rassicurare i fan più nostalgici. Il team, ha spiegato, non ha intenzione di sacrificare “gli elementi fondamentali della serie, come i personaggi e gli eventi”. I tratti distintivi del marchio, quelli che hanno fatto la fortuna di Resident Evil, restano un punto fermo.
Allo stesso tempo, però, ha messo l’accento sull’importanza di cambiare e sperimentare. “Se continuiamo a pubblicare lo stesso tipo di gioco ancora e ancora, i giocatori alla fine si annoieranno, quindi vorremmo continuare ad affrontare nuove sfide andando avanti”. Come esempi concreti di questa mentalità ha citato i cambi di prospettiva introdotti proprio in Requiem e tutta la narrativa costruita attorno al Megamicete, vista in Resident Evil Village, il capitolo che ha preceduto questo.