Remedy Entertainment ha deciso di guardare in faccia i numeri, e lo ha fatto con una franchezza che non capita spesso nel mondo dei videogiochi. Il nuovo CEO dello studio finlandese ha ammesso apertamente che Alan Wake e Control avrebbero potuto fare molto di più sul piano commerciale. Non si parla di qualità, sia chiaro. Entrambe le serie godono di un rispetto enorme da parte della critica e di una community appassionata. Il punto è un altro: quei giochi non sono mai riusciti davvero a uscire dalla nicchia.
Il problema non è la qualità, è la nicchia
Remedy negli anni ha costruito un’identità creativa fortissima. Narrativa metatestuale, mondi collegati tra loro, produzioni con un’impronta autoriale marcata. Tutte cose che rendono i suoi giochi unici, ma che non sempre si traducono in vendite paragonabili a quelle dei blockbuster più immediati. E questo lo studio lo sa bene. Alan Wake e Control funzionano già come universi narrativi complessi, con luoghi, simboli e regole interne riconoscibili. Però richiedono anche una certa disponibilità da parte del giocatore: non sono esperienze pensate per spiegare tutto in modo lineare o per inseguire le tendenze del momento.
La dichiarazione arriva in una fase delicata. L’arrivo del nuovo CEO aveva già segnalato la volontà di crescere in modo più sostenibile, dopo anni in cui Alan Wake 2, Control e gli altri progetti interni hanno messo insieme prestigio, rischi e tempi di rientro non proprio rapidi. Nessuno mette in discussione il valore artistico di quei titoli, ma il mercato funziona anche con altre logiche. E Remedy sembra averlo capito.
Cinema, televisione e il futuro di Control 2
Secondo la nuova guida dello studio, una parte della risposta passerà dall’espansione fuori dai videogiochi. Gli accordi legati a cinema e televisione dovrebbero aiutare le IP di Remedy a raggiungere un pubblico più ampio, e non si tratta semplicemente di produrre adattamenti paralleli. L’idea è usare quei media come leva per far conoscere mondi che, finora, sono rimasti circoscritti a una platea relativamente ristretta.
Ha senso, se ci si pensa. Alan Wake e Control hanno già tutto quello che serve per funzionare su schermi diversi da quello di un monitor o di una console. Però portare le serie su altri media può aumentare la visibilità solo fino a un certo punto, se poi i giochi restano difficili da posizionare, distribuiti in modo limitato o percepiti come prodotti troppo particolari. Allargare il pubblico senza snaturare il proprio linguaggio sarà la vera sfida per lo studio.
Il discorso commerciale tocca inevitabilmente anche il futuro prossimo. Control 2 è già uno dei progetti più osservati dello studio, mentre Alan Wake rimane una proprietà capace di generare attenzione ogni volta che torna al centro della conversazione. Il nodo, adesso, è trasformare quell’attenzione in una base di giocatori più ampia e stabile.