Il futuro del raffreddamento dei data center potrebbe passare da una tecnologia che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. Una startup nata nei laboratori del MIT ha messo a punto un sistema capace di tenere a bada il calore dei server senza usare né aria né acqua, sfruttando un principio preso in prestito dal mondo dei reattori nucleari. Il cuore di tutto sta nelle cosiddette micro bolle, ed è proprio qui che la faccenda si fa interessante.
Il sistema si chiama Adaptive Phase Cooling e segna un cambio di rotta rispetto ai metodi tradizionali. Invece di soffiare aria fredda tra i componenti o di far circolare acqua nei circuiti, qui entra in gioco un fluido dielettrico. Un liquido particolare, che non conduce elettricità e quindi può stare a contatto diretto con l’elettronica senza creare problemi. Quando il calore aumenta, il fluido cambia stato e si formano quelle micro bolle che portano via il calore in modo molto più efficiente rispetto ai sistemi classici.
Perché conta davvero questo nuovo sistema
I numeri raccontano bene il motivo per cui questa soluzione sta attirando attenzione. Secondo i test condotti dalla startup del MIT, l’Adaptive Phase Cooling permette di aumentare del 35% la produttività a parità di energia consumata. Detto in parole povere, gli stessi server riescono a lavorare di più senza dover assorbire più corrente, e questo fa una bella differenza quando si parla di strutture che divorano elettricità giorno e notte.
Ma il dettaglio che salta subito all’occhio è un altro. Questo sistema di raffreddamento server non consuma una goccia d’acqua. Zero. E in un periodo in cui i data center vengono accusati di prosciugare risorse idriche per tenere fresche le proprie macchine, una tecnologia che elimina del tutto questo problema rappresenta un passo in avanti niente male sul fronte ambientale.
L’ispirazione arriva direttamente dai reattori nucleari, dove la gestione del calore è una questione di vita o di morte per il funzionamento dell’impianto. Gli ingegneri hanno preso quei principi fisici e li hanno adattati al contesto, decisamente più piccolo ma altrettanto delicato, dei rack che ospitano i nostri dati. Il fluido dielettrico fa il lavoro sporco, assorbe il calore generato dai chip e lo dissipa attraverso il cambiamento di fase, quello stesso passaggio da liquido a vapore che genera le micro bolle.