Ponte sullo Stretto, e già spunta la prima grana certificata sul fronte dei soldi. Non è un’accusa partita dall’opposizione, ma un dato scritto nero su bianco nel bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2025 della Società Stretto di Messina: 12 milioni di euro arrivati dall’Unione Europea per la progettazione esecutiva dovranno tornare indietro. Una beffa, se vogliamo dirla tutta, perché quei fondi erano già stati incassati.
I 12 milioni europei che tornano al mittente
La cifra esatta è 12.375.000 euro, e la storia la racconta la stessa società a pagina 101 del bilancio. Si tratta del cofinanziamento europeo Connecting Europe Facility for Transport (CEF-T 2023), incassato come anticipo nel dicembre 2024. Il problema è il classico effetto domino dei ritardi: l’iter di approvazione del progetto è slittato e non consente di chiudere la fase progettuale nei tempi previsti. Risultato, nel marzo 2026 è stata chiesta la risoluzione anticipata dell’accordo.
A bilancio la somma è già stata spostata sotto la voce altri debiti, in attesa che l’agenzia europea spieghi come e quando dovrà avvenire il rimborso. L’amministratore delegato Pietro Ciucci ha provato a smussare gli angoli, definendo la restituzione “momentanea”: la risoluzione anticipata, secondo lui, lascia comunque aperta la porta ai prossimi bandi europei CEF, dato che i giudizi positivi di Bruxelles sul progetto restano intatti.
Pedaggi, organico e tetti agli stipendi
Le complicazioni però non finiscono a Bruxelles. È arrivato anche il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti sul Piano economico-finanziario. Giudizio “adeguato” per la fase di avvio, ma con la richiesta esplicita di rafforzare il monitoraggio sui costi reali e soprattutto sulle tariffe dei pedaggi. E qui i numeri fanno discutere: il documento stima una tariffa media annua per veicolo di 27,4 euro all’apertura, destinata a salire fino a 48,7 euro nel 2063.
Cifre lontanissime da quelle promesse in passato dal Ministro Matteo Salvini, che parlava di 10 euro, e dallo stesso Ciucci, che aveva indicato 4 euro per le moto e 7 per le auto. L’ad ha smentito categoricamente l’ipotesi dei 27 euro: quella, ha spiegato, è una media ponderata che mette insieme tutte le tipologie di veicoli, mezzi pesanti compresi. Il singolo passaggio per le auto, garantisce, resterà tra 4 e 7 euro, comunque sotto i costi attuali dei traghetti.
C’è poi il capitolo della struttura organizzativa. Al 31 dicembre 2025 i dipendenti erano 116, ben 32 in più rispetto al 2024. Di questi, 89 sono figure apicali, tra dirigenti e quadri, e solo 27 gli impiegati. Una sproporzione che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi Sinistra, ha parlato senza giri di parole di “una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici”, puntando il dito anche sulla deroga al tetto dei 240mila euro previsto per gli stipendi, fatta a suo dire su misura per i dirigenti.
Ciucci ha risposto anche su questo. I compensi del CdA, ha precisato, rispettano i limiti di legge, mentre la deroga al tetto degli stipendi riguarda al momento soltanto due dirigenti di altissimo profilo, indispensabili per dialogare con i grandi soggetti internazionali coinvolti in un’opera di queste dimensioni. Sul fronte tempistiche, l’iter approvativo definitivo dovrebbe chiudersi entro la fine dell’estate 2026, con l’obiettivo di aprire i cantieri nell’ultimo trimestre dell’anno.