Il 2 agosto 2026 il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act, diventa pienamente applicabile. Eppure l’83,6% delle imprese italiane non utilizza ancora alcuna forma di IA. È questo il paradosso che ha spinto Paolo Bomparola, tra i massimi esperti italiani di intelligenza artificiale applicata al business digitale, a fondare l’Osservatorio IIA, Intelligenza Artificiale per l’Italia, il primo think tank italiano dedicato all’IA applicata al tessuto produttivo delle PMI. La presentazione è avvenuta il 4 giugno 2026 alla Sala Stampa della Camera dei Deputati, nel corso della conferenza “Digital AI per il Made in Italy”.
Il tempismo è tutt’altro che casuale: le PMI italiane rischiano di trovarsi ad affrontare obblighi normativi complessi prima ancora di aver avviato un percorso di adozione consapevole dell’intelligenza artificiale.
I numeri del divario: PMI contro grandi imprese
I dati presentati dall’Osservatorio fotografano una situazione preoccupante. L’adozione dell’IA nelle imprese italiane è raddoppiata in un anno, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025, ma il progresso è distribuito in modo profondamente diseguale. Le grandi imprese hanno raggiunto un tasso di adozione del 53,1%, mentre le PMI si fermano al 15,7%: un divario di 37,4 punti percentuali, cresciuto dai 20 punti del 2023 a oggi e destinato ad allargarsi ulteriormente con l’entrata in vigore dell’AI Act.
Le barriere sono chiare: il 58,6% delle PMI indica la mancanza di competenze come principale ostacolo, mentre il 56% non misura nemmeno il ritorno dei propri investimenti in marketing, segnale di una cultura della misurazione ancora poco diffusa nel tessuto produttivo italiano.
Cosa cambia il 2 agosto con l’AI Act
L’AI Act adotta un approccio basato sul rischio, distinguendo pratiche vietate, sistemi ad alto rischio, obblighi di trasparenza e sistemi a rischio minimo. Dal 2 agosto 2026 entrano in applicazione gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, gli obblighi di trasparenza — tra cui l’obbligo di segnalare quando un contenuto è generato dall’AI, e la governance nazionale con relative sanzioni. In Italia l’autorità competente è l’ACN. Per le grandi imprese significa adeguare processi già strutturati; per le PMI, che rappresentano oltre il 96% del tessuto produttivo italiano — il rischio è arrivare impreparate a una scadenza normativa mentre sono ancora in ritardo sull’adozione.
I tre assi dell’Osservatorio IIA
L’Osservatorio opera su tre direzioni strategiche distinte. La prima è la ricerca applicata: analisi, report e dati sull’adozione dell’IA nelle PMI italiane disaggregati per settore, territorio e dimensione d’impresa, orientati alle decisioni operative degli imprenditori piuttosto che alla produzione accademica. La seconda è la formazione e divulgazione: contenuti, guide pratiche e sessioni formative sull’uso dell’IA nel marketing, nella comunicazione, nella gestione del cliente e nei processi aziendali, con un linguaggio accessibile e casi reali. La terza è l’indirizzo strategico: un punto di riferimento per orientarsi tra piattaforme di AI generativa come ChatGPT e Google Gemini, che stanno ridisegnando le logiche della visibilità online, e l’Agentic AI, che secondo le stime di Gartner gestirà entro il 2027 il 25% delle interazioni di marketing B2C in modo autonomo.
La visione di Bomparola è diretta: il Made in Italy ha nella propria identità il vantaggio competitivo più potente sui mercati globali, e l’intelligenza artificiale non è una minaccia a quell’identità ma lo strumento per portarla dove i clienti di domani la cercheranno. Il rischio concreto è che le regole arrivino prima delle competenze.