La vicenda che lega NSA e Claude Mythos aggiunge un tassello interessante al rapporto sempre più complicato tra le grandi aziende dell’intelligenza artificiale e gli apparati di sicurezza statunitensi. Da tempo è risaputo che la National Security Agency rientra tra le agenzie governative americane con accesso al modello sviluppato da Anthropic, e lo fa attraverso il cosiddetto Project Glasswing. La novità, però, riguarda l’uso che ne verrebbe fatto: non solo per individuare falle nei software, ma per condurre vere e proprie offensive informatiche. E nel frattempo qualcosa si muove anche sul fronte dei rapporti con la Casa Bianca, dove sembrano emergere i primi segnali di un riavvicinamento.
Gli ingegneri di Anthropic al fianco della NSA
A fine maggio era già circolata la notizia dell’acquisto di nuovi chip AI destinati ad aumentare la potenza di calcolo necessaria allo sviluppo degli strumenti che la NSA impiega nelle sue attività di spionaggio. Chip che, a quanto pare, potrebbero tornare utili anche per operazioni cyber di tipo offensivo, non solo difensivo.
Il punto centrale, però, è un altro. Anthropic avrebbe affidato a un piccolo gruppo di ingegneri il compito di affiancare la NSA durante la fase di personalizzazione di Mythos. L’obiettivo? Mettere a punto il modello affinché possa essere sfruttato per portare attacchi informatici veri e propri. Tra i bersagli ci sarebbero le reti di Iran e Cina, da violare sfruttando le vulnerabilità software che Mythos stesso sarebbe in grado di scovare. Una persona vicina all’azienda californiana ha spiegato la logica dietro questa scelta con parole piuttosto dirette: il modo migliore per costruire una buona difesa è costruire un buon attacco. E se Mythos non venisse usato per creare agenti d’attacco, gli avversari troverebbero comunque il modo di farlo per primi. Un ragionamento che, almeno sulla carta, prova a giustificare un coinvolgimento tutt’altro che scontato per una realtà che ha sempre fatto della sicurezza una bandiera.
Lo scontro legale e i primi segnali di disgelo
Su questi dettagli, va detto, non sono arrivate conferme ufficiali da parte di Anthropic. E il quadro si complica ulteriormente se si considera che tra l’azienda e il governo statunitense è aperto un vero e proprio scontro legale. Tutto è partito dalla designazione come “supply chain risk” decisa dal Dipartimento della Difesa, una sorta di marchio che ha messo Anthropic in una posizione scomoda. Eppure qualcosa pare stia cambiando. Stando alle informazioni raccolte, ci sarebbero segni concreti di un riavvicinamento tra le parti. Una distensione che però non cancella la situazione di partenza: anche se la NSA continua a utilizzare Claude Mythos per le sue operazioni, Anthropic resta comunque inserita nella blacklist del Dipartimento della Difesa.
Una posizione paradossale, se ci si pensa. Da un lato il modello viene impiegato per attività delicatissime legate alla sicurezza nazionale, dall’altro l’azienda che lo produce continua a figurare tra i fornitori considerati a rischio. Un equilibrio fragile, fatto di interessi che si intrecciano e di tensioni mai del tutto sopite, mentre il dialogo tra Anthropic e l’amministrazione americana prova faticosamente a ricucire gli strappi degli ultimi mesi.