Meta ha deciso di concedere ai propri dipendenti una piccola valvola di sfogo nel suo programma di monitoraggio interno: trenta minuti di pausa dal tracciamento, da usare quando serve “controllare qualcosa di personale”. Una concessione minima, va detto, dentro un piano che resta parecchio invasivo e che ha già fatto storcere il naso a molti lavoratori dell’azienda.
Il progetto, noto internamente con la sigla Model Capability Initiative (abbreviato in MCI), prevede la registrazione di clic del mouse e battute sulla tastiera dei dipendenti. Lo scopo dichiarato? Alimentare e addestrare i modelli di intelligenza artificiale di Meta osservando come le persone più capaci usano il computer per portare a termine i loro compiti. Detto così suona già parecchio orwelliano, e non a caso il programma ha scatenato proteste tra chi ci lavora.
Cosa cambia con le nuove regole
La novità principale è proprio la possibilità di mettere in pausa il sistema fino a 30 minuti, comunicata ai dipendenti tramite un memo interno. Oltre a questo, una parte ristretta di lavoratori potrà chiedere di uscire del tutto dal programma. Ma attenzione, perché qui i paletti sono parecchi: la richiesta di opt out sarà riservata solo a chi lavora da remoto con problemi di banda, a chi maneggia materiale definito “sensibile” e a chi spesso si trova in spazi dove tenere il portatile collegato alla corrente diventa complicato.
Tradotto in soldoni, la stragrande maggioranza dei dipendenti di Meta dovrà comunque accettare che quasi ogni mossa venga osservata e registrata in nome del miglioramento dei modelli di IA. L’azienda ha però fatto sapere di aver lavorato sul software per ridurne il consumo della batteria, uno dei punti più contestati dai lavoratori. Una risposta concreta, almeno su quel fronte, alle lamentele arrivate dopo l’annuncio del programma.
Il timing, tra l’altro, non è stato dei migliori. MCI è stato presentato il mese scorso poco prima che la compagnia procedesse al licenziamento di 8.000 dipendenti e allo spostamento di migliaia di altri verso ruoli legati all’intelligenza artificiale. Un contesto che ha reso ancora più tese le reazioni interne.
La difesa di Zuckerberg
A prendere la parola in difesa del progetto è stato direttamente Mark Zuckerberg. Il numero uno di Meta ha spiegato ai dipendenti che “guardare persone davvero intelligenti mentre fanno le cose” rappresenta il modo migliore per far crescere rapidamente i modelli di IA. Parole tratte da un audio trapelato di una riunione aziendale dello scorso mese.
“L’intelligenza media delle persone presenti in questa azienda è significativamente più alta rispetto a quella delle persone medie che puoi trovare per svolgere certi compiti”, ha detto. E ha tenuto a precisare un punto che evidentemente sentiva il bisogno di chiarire: “Nessuno dei dati viene usato per guardare cosa fanno le persone, o per sorveglianza, o per il controllo delle performance, niente del genere. Lo stiamo usando puramente per dare in pasto una quantità enorme di contenuti al modello di IA, così che possa imparare come le persone intelligenti usano i computer per portare a termine i loro compiti”. Zuckerberg si è spinto oltre, lasciando intendere che questo è solo l’inizio. Se l’iniziativa darà i frutti sperati, ha aggiunto, “probabilmente faremo altre cose del genere” anche in futuro. Un segnale chiaro su quanto Meta creda in questo approccio, indipendentemente dai malumori che sta provocando tra le sue fila.