MAVEN, la sonda della NASA che per oltre un decennio ha studiato l’atmosfera di Marte, ha smesso di rispondere e le operazioni di recupero sono state ufficialmente interrotte. È la fine di una missione che ha cambiato il modo in cui guardiamo al pianeta rosso, alle sue aurore e a quel lento, inesorabile processo che gli ha portato via gran parte dell’aria che un tempo lo avvolgeva.
L’ultimo contatto utile risale allo scorso dicembre. La sonda era riemersa da dietro Marte, come faceva di routine durante la sua orbita, ma invece di proseguire normalmente è entrata in safe mode, quella modalità protettiva che i veicoli spaziali attivano quando qualcosa non torna. Da lì in poi, silenzio. I tecnici hanno provato a riportarla in vita, ma senza risultati concreti.
Cosa ha scoperto MAVEN su Marte
Per capire perché questa missione conti davvero, bisogna tornare al problema centrale che la NASA voleva affrontare. Marte oggi è un mondo arido, freddo, con un’atmosfera sottilissima. Ma non è sempre stato così. Miliardi di anni fa il pianeta poteva ospitare acqua liquida in superficie, e per farlo serviva un’atmosfera ben più densa di quella attuale. La domanda era semplice e gigantesca allo stesso tempo. Dove è finita tutta quell’aria?
MAVEN ha contribuito a rispondere proprio a questo. Le sue osservazioni hanno mostrato come il vento solare, cioè il flusso continuo di particelle cariche emesso dal Sole, abbia letteralmente strappato via parte dell’atmosfera marziana nel corso di ere geologiche. Un pianeta senza un campo magnetico robusto a fare da scudo è rimasto esposto, e il risultato è quello che vediamo adesso. Questo lavoro sulla perdita di atmosfera ha dato basi solide a teorie che prima restavano in larga parte ipotesi.
Aurore e un’eredità scientifica destinata a durare
C’è poi il capitolo delle aurore marziane, uno degli aspetti più affascinanti emersi dai dati della sonda. Anche su Marte, in condizioni particolari, si formano fenomeni luminosi paragonabili alle aurore che conosciamo sulla Terra, sebbene con dinamiche tutte loro proprio per via della diversa struttura del pianeta. Vedere confermata la presenza di questi bagliori ha aperto nuove piste di studio sull’interazione tra il Sole e i corpi celesti privi di una protezione magnetica globale come la nostra.
Il nome completo della missione, del resto, dice già parecchio: MAVEN sta per Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN, un acronimo costruito apposta per descrivere il suo compito principale, ovvero ricostruire come l’atmosfera e i composti volatili del pianeta si siano evoluti nel tempo. Un obiettivo ambizioso che la sonda ha portato avanti ben oltre la durata prevista al momento del lancio.
Adesso che i tentativi di ripristino sono stati abbandonati, resta una mole di dati che gli scienziati continueranno a esaminare ancora a lungo. Le informazioni raccolte da MAVEN non smettono di avere valore solo perché il veicolo ha smesso di trasmettere. Anzi, buona parte del lavoro di analisi avviene proprio negli archivi, dove ogni misurazione può essere riletta alla luce di nuove domande e nuovi strumenti di calcolo.
La sonda chiude così la sua avventura attorno a Marte dopo aver fornito alla comunità scientifica alcune delle prove più chiare su come un pianeta possa trasformarsi radicalmente, passando da un ambiente potenzialmente abitabile al deserto gelido che osserviamo oggi.