Le strutture poligonali su Marte individuate dal rover Curiosity della NASA hanno subito attirato l’attenzione degli scienziati, che si sono trovati davanti a formazioni rocciose davvero insolite. Il veicolo stava esplorando una zona che, già dall’orbita, era apparsa diversa dal resto del paesaggio circostante, con quelle rocce chiare che spiccavano rispetto al terreno tipico del pianeta rosso. E una volta arrivato sul posto, ha trovato qualcosa di ancora più curioso di quanto ci si aspettasse.
Cosa ha trovato Curiosity sulla superficie marziana
L’obiettivo iniziale era studiare da vicino un’area caratterizzata da roccia chiara, il tipo di dettaglio che dallo spazio fa venire voglia agli scienziati di dare un’occhiata più ravvicinata. Il rover Curiosity ci si è avvicinato e ha immortalato delle formazioni rocciose dall’aspetto tutt’altro che comune. La descrizione che ne è stata data rende bene l’idea. Qualcosa che ricorda la parte superiore di un favo, con quel disegno regolare e ripetuto che di solito associamo agli alveari delle api.
Sono proprio queste strutture poligonali a rendere il ritrovamento interessante. La loro geometria, così ordinata, non è quello che ci si immagina osservando un ambiente naturale e apparentemente caotico come quello di Marte. Eppure eccole lì, disposte in una configurazione che sembra quasi progettata, anche se ovviamente si tratta di processi geologici e non di altro.
Perché queste formazioni incuriosiscono gli scienziati
Il fatto che l’area fosse già stata notata dall’orbita non è un dettaglio da poco. Significa che il team che guida il rover aveva individuato un bersaglio preciso, un punto che meritava di essere raggiunto e analizzato più da vicino. La roccia chiara vista dall’alto era il segnale che qualcosa di diverso stava aspettando di essere scoperto sulla superficie.
Queste strutture dalla forma regolare raccontano una storia sul passato del pianeta e sui processi che ne hanno modellato il terreno nel corso del tempo. Ogni formazione di questo tipo diventa un tassello in più per capire come si è evoluta la geologia marziana, un argomento che continua a tenere impegnati i ricercatori impegnati nelle missioni sul suolo del pianeta rosso.
Il lavoro di Curiosity prosegue proprio così, spostandosi da un punto d’interesse all’altro, seguendo indizi visibili anche a distanza e trasformandoli in osservazioni dettagliate una volta sul campo. E il ritrovamento di queste formazioni che sembrano uscite da un favo marziano è l’ennesima dimostrazione di quanto Marte sappia ancora sorprendere chi lo studia da vicino.