KTM finisce di nuovo sotto i riflettori, ma stavolta non per i suoi guai finanziari. Il più grande produttore di moto d’Europa è accusato di vendere moto da fuoristrada registrandole come moto omologate per la strada, una pratica che diverse testate europee hanno documentato nei mesi scorsi e che, a quanto pare, le autorità locali sembrano preferire ignorare. La sopravvivenza a una liquidazione sfiorata alla fine del 2024 avrebbe dovuto rendere l’azienda più prudente. Le cose, invece, sono andate diversamente.
Al centro della vicenda c’è un modello in particolare, la KTM 350 EXC-F. Nella sua versione di serie, il monocilindrico da 350 cc eroga 51 cavalli ed è pensato esclusivamente per la pista e le competizioni, mai per la strada pubblica. Eppure il racconto che emerge dalle inchieste è un altro. KTM avrebbe depotenziato queste moto fino a 15 cavalli per farle rientrare nei requisiti dell’omologazione stradale, salvo poi rimuovere di nuovo le limitazioni prima che le chiavi passino di mano al cliente.
Il trucco ammesso da un venditore KTM
Un gruppo di giornalisti provenienti da dieci grandi testate, tra cui Spiegel e Manager Magazin, ha passato gli ultimi mesi a fingersi potenziali acquirenti di moto KTM. E ciò che hanno trovato non è proprio rassicurante. Le moto da fuoristrada, secondo le loro ricostruzioni, vengono limitate in fabbrica e registrate per l’uso su strada. Arrivano poi ai concessionari già accompagnate dai componenti necessari a riportarle alla potenza originale. Il concessionario rimette la moto alle prestazioni di partenza, ritocca il software e la consegna pronta a circolare, con documenti di immatricolazione di fatto falsificati.
Durante il Salone dell’Auto di Bruxelles, un reporter si è presentato come acquirente e ha parlato direttamente con KTM delle sue pratiche. Il rappresentante commerciale avrebbe riconosciuto che le moto vengono consegnate in versione limitata per rispettare le norme su immatricolazione ed emissioni, prima di essere modificate, definendo il tutto “un po’ un trucco”. Un concessionario austriaco, parlando con un giornalista della ORF, ha aggiunto un dettaglio non da poco: i motori, mantenuti nello stato depotenziato, si danneggerebbero e finirebbero per rompersi dopo appena 20 chilometri, perché semplicemente non sono progettati per lavorare con limitazioni così pesanti.
Queste moto vengono spesso chiamate supermoto e, dato che tecnicamente non sono legali per l’uso stradale, le compagnie assicurative non le coprono. Tradotto: se chi guida resta coinvolto in un incidente, rischia conseguenze pesanti, fino al carcere.
Norme locali aggirate ed emissioni fuori controllo
I numeri sulle emissioni raccontano un’altra faccia del problema. Secondo l’International Council on Clean Transportation, le KTM private delle limitazioni sono “più di due volte più rumorose” rispetto alla versione limitata e produrrebbero tanto monossido di carbonio quanto una “locomotiva diesel”, con livelli di particolato ben più alti di quelli di un’auto.
KTM, dal canto suo, sostiene che tutte le moto da fuoristrada inviate ai concessionari vengono consegnate in “condizione legale per la strada” e che le modifiche avvengono solo su richiesta del cliente. I concessionari, sempre secondo l’azienda, avviserebbero gli acquirenti che, una volta rimosse le limitazioni, le moto non sono più legali per circolare. Resta il fatto che quegli stessi concessionari non hanno alcun modo di impedire ai clienti di guidare le loro moto liberate ovunque vogliano. E Spiegel riferisce che molte di queste moto vengono sbloccate appena arrivano in concessionaria, ben prima che un cliente avanzi qualsiasi richiesta.