Il set di Il conquistatore è passato alla storia più per una tragedia sanitaria che per il film in sé, e al centro di quella vicenda c’è John Wayne, la star che nel 1956 vestì i panni del generale mongolo Temujin, poi noto come Gengis Khan. Una pellicola stroncata dalla critica, considerata tra le peggiori della carriera dell’attore, ma che nonostante tutto raccolse buoni incassi al botteghino. E proprio questo aspetto sorprese lo stesso Wayne più di ogni altra cosa.
Un successo che lasciò perplesso persino Wayne
Le parole dell’attore, riprese anni dopo, raccontano bene la confusione di fronte a quel risultato. Riteneva Il conquistatore una delle sue prove peggiori, eppure il pubblico rispose in massa. La sua spiegazione fu semplice, quasi disincantata. In quel periodo andavano forte le pellicole epiche, e la gente sembrava apprezzarle a prescindere dalla qualità. Lui pensava di aver girato una specie di western ambientato in Mongolia, mentre il film veniva venduto come epopea storica. Da qui una domanda che lo assillò, ovvero se il pubblico apprezzasse ancora i western classici.
Il film era diretto da Dick Powell e prodotto da Howard Hughes, con Susan Hayward e Pedro Armendariz nel cast. Un progetto ambizioso, con scenari desertici che richiedevano una location adatta. E fu proprio la scelta del set a trasformarsi in un problema ben più grave di qualsiasi recensione negativa.
La location maledetta e i numeri che fanno paura
Per girare le scene ambientate nel deserto, la troupe si spostò in una zona dello Utah rivelatasi terribilmente pericolosa. A pochi chilometri di distanza si trovava infatti un’area dove erano stati condotti test nucleari, un dettaglio che nessuno prese in considerazione. Non esiste una prova definitiva, ma le cifre alimentarono col tempo una teoria molto diffusa. Negli anni successivi John Wayne, il regista Dick Powell e numerosi altri componenti della produzione ricevettero una diagnosi di cancro. In totale 91 dei 220 membri del team svilupparono la malattia.
Non solo. Circa 60 tonnellate di terra radioattiva prelevata dal set furono spedite a Hollywood per girare scene aggiuntive in studio, esponendo inconsapevolmente al rischio altre centinaia di persone. Una decisione che moltiplicò le possibili vittime, senza che nessuno se ne rendesse conto sul momento.
Che il tasso di mortalità sia collegato in modo diretto alle radiazioni non si può dimostrare con certezza. Ci sono altri fattori da mettere sul tavolo, a partire dallo stesso Wayne e dalle sue abitudini poco salutari. Per questo la cattiva fama della pellicola resta, a rigore, soltanto una leggenda nera di Hollywood. Eppure c’è chi non ha dubbi.
Negli anni Ottanta il dottor Robert Pendleton, docente di biologia all’Università dello Utah, fu netto nel suo giudizio. Con quei numeri, spiegò, il caso poteva quasi essere considerato un’epidemia. Collegare le radiazioni al cancro nei singoli individui era pressoché impossibile, ammise, ma in un gruppo di quelle dimensioni ci si sarebbe aspettati appena una trentina di casi. Arrivare a 91 cambiava tutto. A suo parere il legame con l’esposizione durante le riprese si sarebbe retto persino davanti a un tribunale.
A chiudere il quadro c’è il commento dello stesso Howard Hughes, che definì la scelta di girare in quel luogo come una delle peggiori della sua intera vita.