Torna al centro dell’attenzione uno dei dibattiti più accesi degli ultimi tempi. Come ormai di consueto, tra i protagonisti della questione c’è l‘intelligenza artificiale e la controparte è rappresentata dalle discipline umanistiche. Queste ultime sono spesso considerate obsolete, soprattutto se rapportate alle ben accolte e ormai fondamentali competenze STEM. Ma davvero è possibile immaginare una società nella quale le discipline umanistiche saranno totalmente abbandonate? Quali sarebbero le conseguenze? L’intelligenza artificiale potrebbe, invece, aver bisogno proprio delle competenze umanistiche per raggiungere dei livelli ancora più avanzati?
Intelligenza artificiale e discipline umanistiche: cosa sono le digital humanities
Forbes e The New Yorker sono soltanto alcuni dei titoli che hanno dedicato la loro attenzione all’argomento in questi ultimi giorni. Un argomento che, a differenza di quanto potremmo immaginare, non riguarda esclusivamente ricercatori e studiosi perché coinvolge ognuno di noi; e potrebbe in realtà necessitare di quanta più attenzione per l’acquisizione di una consapevolezza fondamentale per affrontare le innovazioni giornaliere che ci circondano.
L’emergere dell’intelligenza artificiale ha sicuramente stravolto il panorama culturale introducendo il bisogno di acquisire competenze tecniche e informatiche. Ciò fa sì che aumentino i dubbi circa l‘utilità delle discipline umanistiche, che potrebbero essere considerate passate, come se non avessero più nulla da dire se non ai pochi appassionati. Scavando più a fondo appare chiara la correlazione tra i due settori, i quali hanno tanto da offrire l’uno all’altro. Basti pensare al nuovo settore disciplinare delle Digital Humanities, che mira a rendere gli umanisti quanto più consapevoli degli enormi vantaggi che le scienze computazionali possono offrire alla ricerca. Uno degli ambiti delle DH, ad esempio, si occupa di analizzare i dati testuali facendo ricorso alla linguistica computazionale e all’elaborazione del linguaggio naturale (NLP). Quest’ultimo è un settore dell’informatica strettamente legato all‘intelligenza artificiale. Si occupa di rendere comprensibile alla macchina il linguaggio naturale e non è difficile comprenderne l’importanza se ci si sofferma a riflettere sul modo in cui quotidianamente interagiamo con strumenti come ChatGPT.
Intelligenza artificiale e pensiero critico
Oltre all’utilità tecnica delle discipline umanistiche nel settore informatico, non bisogna dimenticare l’importanza di avere a disposizione strumenti che ci permettano di sviluppare un solido e individuale pensiero critico tramite il quale poter interagire con la realtà e affrontare le sfide che questa ci pone. Grazie all’intelligenza artificiale e alle giuste abilità critiche e analitiche dunque, sarebbe possibile risolvere una maggiore quantità di ostacoli in tempi ancora più brevi. Questa è la premessa epistemologica alla base di quei campi di studio che mirano a esaltare la necessaria collaborazione tra i due settori. Non a caso, la scuola e il sistema universitario stanno già attuando delle modifiche che mirano a diffondere una solida alfabetizzazione digitale ma pare che i passi da compiere siano ancora numerosi e che l’attenzione ai problemi etici sia ancora un punto cruciale della questione.
In tal ottica, dunque, chiedersi se abbia senso parlare ancora di un definitivo declino delle scienze umane potrebbe risultare anacronistico. Così come sostenere con fermezza che l’IA sostituirà definitivamente l’uomo nella gran parte delle attività lavorative. Conoscere ciò che ci circonda, essere curiosi di scoprire ciò che si cela dietro strumenti che potrebbero naturalmente incutere timore è un passo fondamentale per ottenere delle risposte valide ai nostri dubbi.