Hayabusa2, la sonda spaziale giapponese, sta puntando verso il suo ultimo bersaglio, e secondo alcuni scienziati potrebbe trovarsi davanti a una bella sorpresa. Il viaggio prosegue verso l’asteroide 1998 KY26, un piccolo corpo celeste che dovrebbe rappresentare la tappa conclusiva di una missione già ricca di traguardi. Ma c’è chi avanza un’ipotesi decisamente più audace: e se quello che la sonda andrà a incontrare non fosse affatto un semplice sasso spaziale?
Hayabusa2: una missione che ha già scritto la storia
Prima di arrivare a questo punto, vale la pena ricordare cosa ha fatto Hayabusa2 fino a oggi. La sonda giapponese si è fatta notare per aver raggiunto l’asteroide Ryugu, da cui ha raccolto campioni di materiale poi riportati sulla Terra. Un’impresa tecnica niente male, di quelle che mettono d’accordo praticamente tutta la comunità scientifica internazionale.
Conclusa quella fase, la sonda non è stata messa a riposo. Le è stato assegnato un nuovo obiettivo: l’asteroide 1998 KY26, un oggetto di dimensioni molto contenute rispetto ai grandi protagonisti delle missioni spaziali. Il percorso è lungo e richiede pazienza, ma il programma giapponese ha dimostrato di saper gestire viaggi complessi senza particolari intoppi.
L’ipotesi che fa discutere
Qui entra in gioco la parte più curiosa della vicenda. Un nuovo studio sostiene infatti che l’oggetto verso cui sta viaggiando Hayabusa2 potrebbe non essere un asteroide naturale, ma qualcosa di origine tecnologica. In altre parole, un manufatto, un corpo costruito e non semplicemente formatosi nello spazio nel corso dei millenni.
È un’affermazione di quelle che fanno alzare più di un sopracciglio. La maggior parte degli esperti continua a considerare 1998 KY26 un asteroide come tanti altri, uno dei tanti frammenti che popolano il Sistema Solare. L’idea che possa trattarsi di qualcosa di diverso, di artificiale, rimane per ora una posizione di nicchia, sostenuta solo da una parte ristretta della comunità.
Il punto interessante è che la missione stessa potrebbe fornire una risposta concreta. Quando la sonda giapponese arriverà a destinazione e potrà osservare da vicino l’oggetto, raccogliendo dati e immagini ravvicinate, sarà finalmente possibile capire con quali caratteristiche si ha davvero a che fare. La differenza tra un corpo naturale e un manufatto, vista da distanza ravvicinata, dovrebbe risultare piuttosto evidente agli strumenti di bordo.
Nel frattempo, l’incontro previsto resta uno degli appuntamenti più attesi per chi segue da vicino l’esplorazione spaziale. Da un lato c’è la lettura più sobria, quella che vede in 1998 KY26 un normale asteroide da studiare per ampliare le conoscenze sui piccoli corpi del Sistema Solare. Dall’altro, l’ipotesi più suggestiva, che immagina la possibilità di trovarsi di fronte a un oggetto di origine tecnologica, con tutto ciò che una scoperta del genere comporterebbe.
Per ora la sonda giapponese continua il suo cammino, accumulando chilometri verso quel piccolo punto nello spazio che potrebbe rivelarsi un asteroide qualunque oppure regalare una sorpresa capace di riscrivere qualche capitolo. Saranno i dati raccolti sul posto a chiarire quale delle due versioni corrisponda alla realtà, e fino ad allora le due ipotesi resteranno entrambe sul tavolo, in attesa che Hayabusa2 arrivi finalmente a tiro del suo bersaglio.