GTA 6 senza disco fisico ha acceso una discussione che va ben oltre il singolo titolo di Rockstar, e a metterci la faccia stavolta è stato Marek Tyminski, amministratore delegato di CI Games, la casa dietro Lords of the Fallen. Il tema è quello di un mercato console che ormai guarda in una sola direzione, quella completamente digitale, e non tutti la vedono allo stesso modo.
Perché il disco pesa sui conti degli sviluppatori
Tyminski ha affidato i suoi pensieri a un post su Twitter, spiegando senza troppi giri di parole perché considera la scelta di distribuire GTA 6 senza un vero disco una mossa poco equa verso chi invece continua a puntare sul formato fisico. E la cosa, secondo lui, sta pure accelerando. Non è solo Rockstar a muoversi in questa direzione, c’è anche la decisione di Sony di abbandonare del tutto i dischi per i nuovi giochi a partire dal 2028.
Le sue parole sono abbastanza dirette. Pubblicare GTA 6 senza disco, ha detto, sembra ingiusto nei confronti dei team che supportano il formato su supporto tangibile, e il cambiamento è in piena corsa. C’è poi il timore che la fine del supporto fisico da parte di Sony possa anticipare i tempi, tagliando le uscite su disco già nel 2027 o addirittura prima. Il punto è che il fisico rende molto meno per singola copia agli sviluppatori, richiede tempi di produzione più lunghi e porta con sé costi che pesano in un settore dove parecchi stanno già perdendo soldi.
Nonostante tutto, CI Games ha ancora in programma di far uscire Lords of the Fallen 2 anche su disco. Ma sul piano commerciale, ammette Tyminski, giustificare questa scelta diventa complicato quando il fisico ormai vale ampiamente sotto il 20 per cento delle vendite, e considerando quello che sta succedendo negli ultimi tempi.
I numeri dietro il margine sul digitale
Il ragionamento di Tyminski entra poi nel dettaglio dei margini, ed è qui che si capisce dove vuole andare a parare. Prendendo un prezzo di EUR 61, circa 65 euro, il rivenditore si porta a casa il 25-35 per cento, i distributori un altro 10-20 per cento e la produzione del supporto costa attorno ai EUR 9, più o meno 9 euro. Alla fine agli studi resta poco più di EUR 23 a copia, quindi intorno ai 24 euro, contro i circa EUR 43, all’incirca 45 euro, che si incassano dal digitale col margine più vantaggioso.
E la faccenda peggiora quando i prezzi cominciano a calare. I grandi publisher sono quelli messi meglio in questa equazione, però anche loro guadagnano parecchio di più da ogni vendita digitale. Dal punto di vista del ritorno sull’investimento, insomma, la direzione da prendere è lampante.