Il destino del Green Deal europeo rischia di cambiare rotta proprio ora che il tempo stringe. Il controllo dei negoziati sulla riduzione delle emissioni è stato affidato ai Patriots for Europe, gruppo politico dichiaratamente scettico sul cambiamento climatico. La notizia ha scosso il Parlamento europeo, dove i partiti progressisti non sono riusciti a ottenere il sostegno necessario dal PPE per fermare questa assegnazione. Il piano dell’Unione, che punta a una riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, entra così in una fase di grande incertezza.
La politica mette a rischio il Green Deal
L’obiettivo è fornire alle Nazioni Unite, entro settembre, il nuovo NDC (Nationally Determined Contribution), il contributo climatico aggiornato per il 2035. Questo documento è essenziale per valutare l’impatto collettivo dei piani nazionali prima della COP30, prevista a novembre in Brasile. L’Unione Europea sperava di arrivare a Belém con una proposta chiara e ambiziosa, ma la nuova guida dei negoziati potrebbe rallentare o compromettere il processo. Il rischio è che la linea negazionista del nuovo gruppo prevalga, rinviando decisioni cruciali e indebolendo la posizione europea a livello internazionale.
Non tutto è perduto, ma le prossime settimane saranno determinanti. Secondo Pascal Canfin, europarlamentare di Renew Europe, la scelta di affidare i negoziati a Patriots for Europe rappresenta una minaccia concreta. La speranza è che a settembre, con un ulteriore sforzo, si riesca a riportare il controllo in mano a forze più allineate con gli obiettivi climatici. Canfin teme infatti che il nuovo gruppo adotti una strategia dilatoria, bloccando di fatto l’intero iter legislativo.
Il terzo NDC, che guarda al 2035, sarà infatti collegato in modo diretto alla legge sul clima in fase di aggiornamento. Se l’Europa non riuscirà a presentare il proprio piano nei tempi previsti, l’effetto sarà doppio: perdita di credibilità internazionale e rallentamento della transizione ecologica interna. In gioco non c’è solo un testo legislativo, ma la coerenza stessa dell’Unione sul fronte ambientale.