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Google Duo chiude, Meet diventa l’unica piattaforma videochiamate

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Sembra quasi incredibile a pensarci, ma il lungo addio di Google Duo si è finalmente consumato nel silenzio più totale delle scorse settimane. Quella che per anni è stata l’app preferita da milioni di utenti Android per le videochiamate rapide e informali ha ufficialmente staccato la spina, lasciando il campo libero a un Google Meet che ormai ha inglobato ogni rimasuglio del suo predecessore. Se aprite l’applicazione oggi, noterete subito un dettaglio fondamentale: è sparito quel fastidioso banner che per mesi ci ha ricordato la fine imminente delle “chiamate legacy”. Non è solo un cambio estetico o una pulizia dell’interfaccia, ma il segnale inequivocabile che l’architettura tecnica di Duo è stata definitivamente smantellata per fare spazio a un ecosistema unico e più strutturato.

Meet assorbe Duo definitivamente

Il percorso che ci ha portato fin qui è stato lungo e, a tratti, decisamente confusionario. Tutto era iniziato nel 2022, quando a Mountain View decisero che avere due app separate per le videochiamate non aveva più senso. Da una parte avevamo Duo, leggero e pensato per la famiglia; dall’altra Meet, il gigante delle riunioni aziendali nato durante la pandemia. La fusione ha creato per lungo tempo una sorta di “app frankenstein” dove convivevano due anime diverse. Potevi avviare una chiamata criptata end-to-end vecchio stile o far partire una riunione programmata su link, ma le impostazioni erano separate e l’esperienza d’uso risultava spesso frammentata. Con la rimozione degli ultimi avvisi e delle voci di menu dedicate al vecchio servizio, Google ha messo la parola fine a questa transizione infinita, che inizialmente doveva concludersi nel 2025 ma che si è trascinata fino ai primi mesi del 2026. Certo, per chi era affezionato alla semplicità di Duo
, questo cambiamento lascia un po’ di amaro in bocca. Molti ricorderanno con nostalgia funzioni iconiche come “Toc Toc“, che permetteva di vedere chi ci stava chiamando ancora prima di rispondere, creando quel senso di vicinanza immediata che poche altre app riuscivano a trasmettere. Anche la modalità Famiglia, con i suoi scarabocchi e gli effetti pensati per i più piccoli, sembra ormai appartenere a un’epoca passata. Meet si muove in una direzione diversa, molto più orientata alla produttività cross-platform. Oggi abbiamo i sottotitoli in tempo reale, la condivisione dello schermo e una gestione dei messaggi in chat durante le chiamate che Duo non si sognava nemmeno, ma l’atmosfera è innegabilmente più formale, quasi come se ogni chiamata fosse diventata, per impostazione predefinita, una piccola conferenza.

Funzioni iconiche, crittografia e produttività

Questa pulizia finale non riguarda solo le funzioni visibili, ma anche ciò che accade sotto il cofano. La crittografia e la gestione dei dati sono state uniformate agli standard cloud di Google, rendendo il servizio più robusto per le chiamate di gruppo ma perdendo quella specificità “mobile-first” che aveva decretato il successo iniziale di Duo. In fondo, abbiamo assistito alla chiusura di un cerchio. Google ha finalmente un’unica piattaforma coerente per la comunicazione video, mettendo ordine in un catalogo che per anni è stato un labirinto di nomi e doppioni. Duo scompare dai radar, ma la sua eredità tecnologica rimane nascosta nelle righe di codice di un Meet che ora, finalmente, sembra aver trovato la sua identità definitiva.
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