Produrre più energia pulita è sempre stato uno degli obiettivi principali della transizione energetica europea. Eppure, negli ultimi anni sta emergendo un problema inatteso: in alcuni momenti della giornata l’elettricità generata da fonti rinnovabili è addirittura troppa rispetto alla domanda reale. Una situazione che rischia di trasformarsi in un costo enorme per il sistema energetico del continente.
Secondo le stime riportate, nei prossimi mesi l’Europa potrebbe arrivare a sprecare circa 40 TWh di energia elettrica, una quantità paragonabile ai consumi annuali degli abitanti della Greater London. Il punto critico non riguarda più soltanto la capacità di produrre energia da fonti pulite, ma la possibilità di utilizzarla nel momento giusto.
Energia rinnovabile in crescita ma la rete fatica a seguirla
Uno degli esempi più evidenti arriva dal fotovoltaico, che genera la maggior parte dell’energia nelle ore centrali della giornata. Proprio in quella fascia oraria, però, la richiesta di elettricità tende spesso a essere più bassa. Quando la produzione supera la domanda, le reti elettriche non riescono sempre a gestire l’eccesso e gli operatori sono costretti a limitare o interrompere parte della produzione, un fenomeno noto come curtailment.
Gli effetti si vedono anche nei mercati energetici. In alcuni casi i prezzi dell’elettricità diventano addirittura negativi, con i produttori disposti a pagare pur di continuare a immettere energia nella rete. Il fenomeno è cresciuto rapidamente: se nel 2020 le ore con prezzi negativi in Europa erano circa 200, nel 2025 hanno superato quota 500, causando perdite superiori a 14 miliardi di dollari.
Il nodo delle infrastrutture e dei consumi
Dietro questo squilibrio ci sono soprattutto reti considerate ormai poco adatte alla nuova realtà energetica. In diversi Paesi la produzione rinnovabile è concentrata lontano dalle aree con maggiore domanda, creando problemi di distribuzione. In altri casi, invece, la difficoltà nasce dall’impossibilità di adattare rapidamente consumi e produzione.
La nuova sfida sarà la flessibilità
La risposta potrebbe arrivare da sistemi più intelligenti, capaci di combinare accumulo energetico, software avanzati e gestione dinamica della domanda. In pratica, non sarà più soltanto l’offerta a seguire i consumi, ma anche il contrario: alcune attività energivore potrebbero essere spostate nei momenti in cui l’energia rinnovabile è più abbondante e meno costosa, magari con incentivi economici.
Per quanto riguarda l’Italia, casi di sovrapproduzione ci sono già stati, anche se limitati. Nella primavera del 2025 la produzione rinnovabile è stata ridotta dello 0,3% per mantenere stabile il sistema elettrico. Il Paese dispone oggi di oltre 85 GW di capacità installata da rinnovabili, di cui 45 GW dal solare e 14 GW dall’eolico, oltre a più di 900.000 impianti di accumulo.