El Niño torna al centro dell’attenzione degli esperti di clima, perché quello che accadde tra il 1997 e il 1998 resta una delle pagine più drammatiche mai scritte dalla meteorologia mondiale, e c’è chi teme che nel 2026 si possa rivivere qualcosa di simile. Migliaia di vittime, sconvolgimenti del tempo su tutto il pianeta e un conto economico da capogiro: questi furono i segni lasciati da quel fenomeno, e oggi le previsioni riaccendono la preoccupazione.
Cosa successe tra il 1997 e il 1998
Quel periodo, compreso tra il maggio 1997 e il giugno 1998, fu segnato dal più disastroso El Niño mai registrato. Un evento climatico di portata enorme, capace di stravolgere le condizioni atmosferiche su scala globale e di scaricare le sue conseguenze in ogni angolo del mondo. Non parliamo di un semplice cambiamento stagionale, ma di una vera e propria alterazione del tempo che colpì in modo trasversale, lasciando il segno tanto sulle popolazioni quanto sulle economie.
Il bilancio fu pesantissimo. Si contarono migliaia di morti e una scia di distruzione che si tradusse in cifre difficili da immaginare. I danni economici furono stimati attorno ai 5700 miliardi di dollari, circa 5300 miliardi di euro, una somma che da sola racconta la dimensione del disastro meglio di qualsiasi descrizione. Eventi estremi, raccolti compromessi, infrastrutture messe in ginocchio: tutto contribuì a far lievitare quel numero fino a livelli che ancora oggi colpiscono.
Perché si guarda con timore al 2026
Quello che spaventa è la possibilità di un forte ritorno del fenomeno proprio nel 2026. La memoria di quanto accadde quasi trent’anni fa pesa, e non poco, sulle valutazioni di chi studia il clima. Quando si parla di El Niño non si fa riferimento a un evento isolato o circoscritto a una singola regione, ma a un meccanismo capace di mettere in moto reazioni a catena su scala planetaria.
La preoccupazione nasce proprio da qui. Il precedente del 1997 e del 1998 ha mostrato quanto in fretta un fenomeno del genere possa trasformarsi in emergenza globale, con effetti che vanno ben oltre il dato meteorologico e arrivano a toccare la vita quotidiana di milioni di persone, l’agricoltura, i sistemi economici e la sicurezza di intere comunità. È per questo che ogni segnale di un possibile ritorno viene osservato con grande attenzione.